Giallo iracheno, la tedesca rapita ha intascato parte del riscatto

Dopo la liberazione, trovati nel guardaroba di Susanne Osthoff a Bagdad diverse migliaia di dollari in banconote segnate

Salvo Mazzolini

da Berlino

Si tinge di giallo il sequestro di Susanne Osthoff, la misteriosa archeologa tedesca rapita in Irak in novembre e poi rilasciata dopo una trattativa durata quattro settimane tra i servizi segreti di Berlino e un gruppo islamico legato ad Al Qaida. Secondo il settimanale Focus, si sarebbe trattato di un finto sequestro o più precisamente di un sequestro inscenato con la complicità dello stesso ostaggio. E i servizi di Berlino, che per il rilascio della Osthoff hanno pagato una somma di denaro mai dichiarata ma certamente rilevante, sarebbero caduti in una trappola organizzata con la regia di una loro connazionale.
A far nascere il sospetto di un’enorme bufala rifilata agli 007 tedeschi sono alcuni particolari scoperti dal settimanale e pubblicati nell’ultimo numero. Subito dopo il rilascio, la Osthoff fu portata all’ambasciata tedesca di Bagdad. Il suo primo desiderio fu quello di farsi una doccia. E fin qui nulla di strano. Ma gli agenti del Bundesnachrichtendienst (Bnd), lo spionaggio tedesco, che avevano seguito la vicenda, si insospettirono notando che nonostante i disagi della prigionia non aveva un aspetto provato. E così, mentre l’ostaggio liberato si godeva la doccia, decisero di frugare nei suoi abiti dove trovarono diversi rotoli di banconote in dollari legate con un elastico. Annotarono i numeri di serie, li confrontarono con quelli delle banconote pagate per il rilascio e scoprirono che erano gli stessi.
Secondo Focus si sarebbe trattato di «parecchie migliaia di dollari». Insomma una parte del riscatto, seppure piccola, sarebbe finita alla Osthoff. Sempre secondo il settimanale gli 007 tedeschi avrebbero informato della cosa il ministero degli Esteri dove, però, si decise di tenere segreta la storia delle banconote. Lo stesso ministro, Steinmeier, avrebbe dato ordine ai suoi collaboratori di non parlarne con nessuno. E l’ordine è stato rispettato anche ieri quando un portavoce del ministero, interrogato sulle rivelazioni del settimanale, ha rifiutato ogni commento. Ma il silenzio non potrà durare a lungo. Il numero due del gruppo parlamentare della Cdu, il partito della Cancelliera Angela Merkel, Wolfgang Bosbach, ha chiesto che si faccia luce su «una vicenda che presenta vari aspetti inquietanti».
La storia delle banconote sospette è infatti solo uno degli aspetti misteriosi del rapimento. Sopranominata Susanne d’Arabia, la Osthoff è un personaggio intrigante che figurerebbe bene nei filmetti di spionaggio ambientati nel Medio Oriente. Bella donna sulla quarantina, che si lascia fotografare ora in eleganti abiti occidentali da deserto ora in kaftani che lasciano scoperti solo gli occhi freddi e azzurri, si è convertita alla religione musulmana, parla perfettamente l’arabo e da molti anni vive in Irak, dove si è sempre mossa in piena libertà e senza precauzioni nonostante la pericolosità della situazione. Di qui il sospetto che avesse contatti con gli estremisti islamici e che gli scavi nel deserto non fossero la sua unica occupazione. Dopo il sequestro è circolata la voce che abbia lavorato per lo spionaggio tedesco. Voce che lei ha smentito ma solo a metà. «Molte volte ho parlato dell’Irak con i funzionari dell’ambasciata tedesca a Bagdad - ha detto - ma non potevo sapere se erano diplomatici o agenti dei servizi».
Ora emerge il sospetto di un suo ruolo ancora più inquietante. E ad aggiungere al suo personaggio un ulteriore tocco romanzesco contribuisce il fatto che da vari giorni è sparita. Nessuno sa dove sia Susanne d’Arabia.