Il giallo a luci rosse: ucciso il trans amico di Marrazzo

RomaLe valigie erano pronte, sull’uscio, come se la sua partenza fosse imminente. Pare fosse stato sfrattato, ma forse voleva allontanarsi dal clamore per il caso Marrazzo, dalla paura di essere nel mirino di qualcuno per quello che sapeva o aveva nel pc. Brenda, il cui vero nome era Wendell Mendes Paes, 32 anni, uno dei trans dell’inchiesta sul tentativo di ricatto all’ex presidente della Regione Lazio, quello che custodiva il segreto del famigerato secondo video del governatore e di chissà quali altri clienti famosi, non ha fatto in tempo ad andarsene. Il suo corpo è stato trovato ieri all’alba nel seminterrato di via Due Ponti dove viveva. Un locale di 20 metri quadrati con un soppalco, squallido e dimesso, non lo stesso dove si prostituiva. Brenda è morto soffocato dalle esalazioni del fumo che si è sprigionato dall’incendio di uno dei due borsoni, pieni di vestiti, lasciati vicino all’ingresso.
L’allarme. Sono stati i vicini a chiamare i vigili del fuoco alle 4,16 del mattino. I pompieri hanno dovuto sfondare la porta, chiusa a chiave, per entrare e spegnere le fiamme. Un mazzo di chiavi era all’interno. Il trans è stato trovato sul soppalco, seminudo, in terra e in posizione supina, annerito dalla fuliggine. Nessun segno di violenza sul cadavere, né ustioni. L’incendio, infatti, ha interessato soltanto il borsone, che conteneva qualcosa bruciato a lenta combustione. Dall’appartamento non si poteva uscire se non passando dalla porta: le piccole finestre erano chiuse. Trovata una bottiglia di whisky, ma non vicino al letto. Alle 2,30 un tassista aveva riportato a casa Brenda, da solo, dopo una serata trascorsa a prostituirsi nella zona dell’Acqua Acetosa.
L’inchiesta. La Procura di Roma indaga per omicidio volontario. «Come suicidio sarebbe un po’ strano», sostengono i magistrati. Ben quattro Pm hanno effettuato il sopralluogo sul posto: con il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e al pm Rodolfo Sabelli, che indagano sull’affaire Marrazzo, sono intervenuti il pm Pierluigi Cipolla e il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani. Oltre all’autopsia, sono stati disposti gli esami tossicologici per accertare se il trans al momento della morte fosse stordito da droga, alcol o psicofarmaci. Indiscrezioni facevano riferimento a tracce di liquido infiammabile, ma la Procura smentisce. I magistrati negano anche, come sostenuto da altri trans, che Brenda volesse farla finita o andare via da Roma perché aveva paura.
Il pc nell’acqua. Accertamenti saranno effettuati anche sul computer di Brenda, trovato nel lavandino del bagno, sotto l’acqua corrente. Il particolare ha colpito molto i magistrati e fa pensare alla volontà di renderlo inutilizzabile. Il sospetto è che Brenda sapesse più di quanto fatto mettere a verbale, non solo su Marrazzo, ma anche su altri vip filmati o fotografati durante gli incontri a luci rosse. Per questo saranno analizzate anche le sue agende, alla ricerca di contatti e amicizie. Brenda, infatti, potrebbe essere stato coinvolto in un’attività di dossieraggio per conto terzi, potrebbe essere stato l’anello operativo tra ricattati e ricattatori.
L’altra aggressione. Lo scorso 8 novembre il trans denunciò di essere stato malmenato da alcuni stranieri dell’est Europa. I carabinieri lo trovarono in forte stato di alterazione emotiva in terra, con alcune escoriazioni. Urlava frasi sconnesse ed era ubriaco. Raccontò di essere stato derubato di borsa e cellulare. Anche in ospedale diede in escandescenze e cercò di ferire un medico. Brenda non era sotto protezione e ora i Pm vogliono capire se ci sia un nesso tra la sua morte e l’aggressione.
Seconda morte misteriosa. Sono gli stessi magistrati ad ammetterlo. È sempre più giallo, infatti, anche sul decesso di Gianguarino Cafasso, il pusher amico di Brenda che secondo i carabinieri arrestati avrebbe girato il video di Marrazzo e che per primo tentò di piazzarlo sul mercato. Cafasso è stato ufficialmente stroncato lo scorso settembre da un’overdose di cocaina in una stanza d’albergo. Ma i Pm hanno disposto accertamenti anche su questo. Pure il telefonino di Cafasso, come quello di Brenda, è sparito, gettato via dalla fidanzata Jennifer che era in sua compagnia al momento della morte «perché squillava troppo».
Brenda e Marrazzo. Fu l’ex governatore a dire ai magistrati di aver avuto un paio di incontri con Brenda, l’unico trans che lo chiamava sul posto di lavoro, in Regione. Brenda fu più preciso con i Pm, parlò di un filmino girato durante un incontro in un appartamento nella disponibilità di Marrazzo al quale partecipò anche un altro viado, Michelle. Raccontò di averlo custodito nel suo computer ma di averlo poi distrutto per paura. Anche Natalie, il trans ripreso nel video che ha costretto l’ex presidente alle dimissioni, aveva avvertito il governatore di stare attento a Brenda perché girava voce che ricattasse i clienti. «Dicono che avesse il secondo video nel pc», ammette. Ora l’avvocato di Marrazzo, Luca Petrucci, chiede che Natalie venga messa sotto protezione.