Giallo a Milano, cinque colpi contro il primario

Misterioso agguato ieri poco dopo le 20 in centro a Milano: due uomini hanno fatto fuoco esplodendo cinque colpi di pistola contro un noto primario milanese, Edoardo Austoni, figlio di Mario, uno dei più grandi clinici italiani del dopoguerra. Austoni, 60 anni, stava uscendo in auto dalla clinica dove lavora quando i due gli si sono avvicinati sparandogli alle gambe. Trasportato al Policlinico, è stato ricoverato in condizioni non gravi.
L’agguato è scattato in via Dezza 48, non lontano dal carcere di San Vittore. Il medico stava uscendo in retromarcia sulla sua Porsche quando è stato intercettato dai malviventi. Scaricata l’arma, i due sarebbero fuggiti, uno a piedi l’altro in sella a uno scooter: quest’ultimo ha investito sul marciapiede una giovane donna che è stata soccorsa da una seconda ambulanza.
Il primario si è attaccato al clacson attirando il personale della clinica che ha lanciato l’allarme al 118 e alle forze dell’ordine. Sul posto dopo pochi istanti è arrivata un’ambulanza che portava il ferito al Policlinico. Dove più tardi è stato raggiunto da Vittorio Rizzi, capo della squadra mobile, che ha atteso la fine dell’intervento per poter parlare con il ferito. Si cerca un perché a un agguato che ha tutto il sapore dell’avvertimento.
Austoni è figlio del notissimo Mario, uno dei più illustri luminari del dopoguerra, che esercitò a lungo a Padova. Nato il 29 agosto 1946 a Milano dove abita in via Statuto 8, si è laureato in Medicina e Chirurgia per poi specializzarsi in Urologia. Con questa specialità ha acquistato un certa fama, infinita infatti è la sua lista di riconoscimenti. Dopo essere stato fino al 2004 presidente della società italiana di urologia, ora dirige il centro di eccellenza per la chirurgia ricostruttiva urogenitale presso l’ospedale San Giuseppe. Sposato tre volte, l’ultima con la sorella di un noto collega di Niguarda, Austoni è anche uno sportivo, appassionato di regate. Ha partecipato a numerose Barcolane, la grande gara che si tiene annualmente a Trieste, e compiuto quattro attraversate atlantiche in solitario.
Sui motivi del ferimento, comunque, la polizia non si sbilancia, anche se appare poco probabile che l’agguato sia legato alla sua attività medica.
In passato a Milano altri medici sono finiti nel «mirino», ma più che della malavita di qualche psicopatico. Come lo psichiatra del San Paolo Lorenzo Bignamini, ucciso a 42 anni nell’estate del 2003 in via Settembrini, da un collega, Arturo Geffroy. L’assassino, con gravi problemi mentali, lo incolpava infatti di aver firmato due trattamenti sanitari obbligatori e per questo gli tese un agguato armato di balestra e coltello. Dopo il delitto l’uomo fuggì ma verrà rintracciato qualche giorno dopo in Liguria. Nel febbraio del 1992 morì invece Roberto Klinger, 68 anni, ex medico della grande Inter di Angelo Moratti e endocrinologo di fama internazionale. Il medico fu raggiunto dal suo assassino in via Ludovico Muratori e colpito da tre colpi di pistola calibro 7.65. Si sospettò di un collega che però, dopo anni di inchieste, venne completamente prosciolto da ogni accusa. Questo è rimasto un delitto irrisolto.