Giallo in Motorizzazione: "Un uomo è stato male poi sono scappati tutti"

Il racconto delle persone rimaste dentro la sede della motorizzazione
dopo l’emergenza intossicazione e la paura. Il quartiere in allarme.
L’assessore alla Salute Landi di Chiavenna: "Non sono stati trovati né
gas né agenti tossici"

Come spettatori dai palchi a teatro, decine di residenti si affacciano dalle finestre dei palazzoni color ocra davanti agli uffici della motorizzazione civile. Non capita tutti i giorni di assistere così in prima fila un simile movimento di mezzi di polizia, carabinieri, per tacer delle ambulanze e dei vigili del fuoco. Meglio che al cinema. Qualcuno però boffonchia: «Chi hanno lasciato oltre mezz’ora da soli nel salone aperto al pubblico senza nessuna informazione, mentre gli impiegati avevano tutti tagliato la corda. Ma se era veramente qualcosa di mortale, che fine facevamo?».
Giorgio Panerai, 38 anni, milanese, ieri era alla motorizzazione per sbrigare una pratica. «Saranno state le 16, eravamo una ventina circa, in fila davanti a tre sportelli aperti. Il mio, ricordo bene, era il numero 31. Dietro un impiegato che fino a quel momento, sbrigava il suo lavoro ridendo e scherzando. Poi all’improvviso ci ha girato le spalle e se n’è andato».
Sulle prime nessuno ci ha fatto caso, pensando dovesse prendere qualche documento più banalmente dovesse andare al bagno. «Invece passavano i minuti e questo non rientrava. Abbiamo iniziato a rumoreggiare, a chiedere spiegazioni ma nessuno ci ha dato retta» prosegue Panerai. Passa infatti quasi tre quarti d’ora prima che entri nell’atrio la polizia e i vigili del fuoco che precauzionalmente fanno uscire quanti. Chiediamo come si senta ora «Be’, dentro stavano bene, anche se lo stanzone era chiuso con poca aria. Quando sono uscito però, devo ammettere che un po’ mi girava la testa».
Intanto fuori il personale del 118 sta assistendo le persone che disciplinatamente si stanno facendo visitare. Saranno 18 alla fine tutti con gli stessi sintomi: tosse, gola arrossata, bruciori agli occhi, qualcuno anche con un leggero eritema. Tutti medicati sul posto, eccetto l’addetto alle pulizie, il primo a sentirsi male e a lanciare l’allarme, e un utente, che preferiscono farsi ricoverare al Sacco. In azione anche gli esperti dei vigili del fuoco arrivati con il sinistro carro «Nbcr», quello per le emergenze nucleari, batteriologiche, chimiche e radiologiche. Entrano e «annusano» l’aria con i loro strumenti, ufficio per ufficio.
Alla fine la sentenza viene riportata dall’assessore comunale alla Salute Gianpaolo Landi di Chiavenna: «Non hanno trovato assolutamente nulla: nessuna traccia di gas nervino, di agenti tossici, di sostanze chimiche. Quindi nessun pericolo per gli operatori della motorizzazione ma neppure per i residenti. In ogni caso gli uffici rimarranno chiusi, per ordine degli stessi vigili del fuoco, fino a quando l’Agenzia regionale per l’ambiente non avrà terminate tutti gli esami a sistemi termici e di aerazione. Domani (oggi per chi legge) spero di avere qualche informazione in più anche perché in serata vorrei presentare una relazione in Giunta. Per il momento dunque non siamo in grado di formulare alcuna ipotesi sensata. Non escludiamo nulla, compresa anche una sorta di psicosi collettiva che abbia preso impiegati e utenti dopo che la prima persona ha avvertito i primi sintomi».
Anche il responsabile di turno del soccorso dei vigili del fuoco, l’ingegnere Paolo Tomola, osserva che «dall’esperienza di altre situazioni simili» l’aspetto psicologico «può avere influenza sul numero di persone che hanno voluto farsi visitare dal medico. Ma - ha concludo l’ingegnere, che ha ribadito che è stata esclusa la presenza di gas nocivi o tossici all’interno dei locali - non so dire altro sull’origine dei malesseri».
Un episodio simile si era verificato a 17 luglio al mercato comunale di via Basso 8, con cinque persone finite all’ospedale e una cinquantina sgomberate per precauzione. Anche allora intervennero 118, polizia e il carro «Nucleare, batteriologico, chimico e radiologico» dei vigili del fuoco. Mai trovate le cause: le analisi de pompieri non rilevarono infatti alcuna anomalia. Fu causata invece da un’eccessiva quantità di cloro versata nell’acqua, e poi disperso dall’impianto di aerazione, l’intossicazione di una ventina di bagnanti colti da malore a metà giungo nella piscina comunale di via Pitagora a Monza.