Giallo a Napoli: trovate sei microspie in tribunale

da Milano

Circa trecento milioni di euro in un anno per registrare le conversazioni telefoniche di trecentomila italiani. Questa la cifra, secondo la stima del Guardasigilli Roberto Castelli, spesa in Italia per le intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche riferita al periodo che va dal primo luglio 2003 al 30 giugno 2004. A renderlo noto è un dossier elaborato dai tecnici del ministero della Giustizia.
Una voce del bilancio che, negli ultimi anni, è cresciuta insieme all’attività di «spionaggio»: se nel 2001 la cifra si aggirava intorno ai 165 milioni, nel 2002 arrivava ai 230 per toccare, nel 2003, quota 255.
Le cifre riguardanti i costi delle intercettazioni sono suddivise per distretti di Corte d’Appello. La parte del leone la fa Palermo con una spesa complessiva di 47.7 milioni di euro, distaccando di più del doppio Reggio Calabria, seconda in classifica con 21.5 milioni. Seguono Genova, Roma e Bologna. Perugia è fanalino di coda con «solo» 635mila euro. Il distretto umbro si è distinto per essere particolarmente parco nelle autorizzazioni, pur essendo competente a indagare sui magistrati romani e avendo condotto diverse inchieste su clan malavitosi dediti allo sfruttamento della prostituzione.
Una classifica che si spiega anche dalla necessità di utilizzare questo tipo di mezzo investigativo, più forte nelle zone afflitte dalla malavita organizzata. L’eccezione che conferma la regola è Napoli: il capoluogo campano si trova infatti solo all’ottavo posto.
Altra variabile da considerare è il prezzo pagato alle aziende private che gestiscono le apparecchiature: se a Roma un giorno di «ascolto» costa 10 euro a utenza, a Genova la cifra richiesta schizza a 25. In altre città poi si può arrivare a pagare fino a 50 euro.
Dando la possibilità di accedere a dati strettamente riservati, la richiesta per avviare un’intercettazione segue una procedura abbastanza rigida. A dare il via è l’ufficio di polizia giudiziaria. Unici a poter autorizzare l’intercettazione sono infatti il giudice per le indagini preliminari o il pubblico ministero per decreto d’urgenza. E solo a condizione che sia una misura indispensabile ai fini di prosecuzione delle indagini.
Il nuovo pacchetto anti-terrorismo del ministro Giuseppe Pisanu poi dà al presidente del Consiglio il potere di delegare ai direttori dei servizi di intelligence a chiedere al magistrato l’autorizzazione di intercettazioni telefoniche preventive. Ad ascoltare le conversazioni telefoniche degli italiani, sono due «orecchie»: il Cnag, Centro nazionale dell’autorità giudiziaria, dotato di super computer in grado, da due anni a questa parte, di memorizzare grazie a potenti hard disk numeri di telefono, e le utenze a cui sono intestati. Una banca dati a cui può accedere anche la Direzione nazionale antimafia (Dia).
L’altro «grande Fratello», e non poteva essere altrimenti, ha un nome femminile. «Super Amanda» è un software di ultima generazione che permette non solo di registrare e catalogare tutte le parole scambiate per telefono, ma anche di registrare le informazioni comunicate via sms, fax, e posta elettronica.