Giallo a New York: top model giù dal 9° piano

Korshunova, 20 anni, del Kazakistan, era tra le regine delle passerelle. Un’amica: "Sembrava una fata. Era felice. Non è possibile che si sia uccisa"

New York - Giallo nel mondo della moda: la top model kazaka Ruslana Korschunova è morta dopo essersi apparentemente gettata dalla finestra del suo appartamento a Manhattan. La Korschunova avrebbe compiuto 21 anni il 2 luglio e a detta degli amici si era integrata benissimo nel mondo della high society newyorchese e amava vivere tra i grattacieli della Grande Mela. Il suo corpo è stato ritrovato alle 14,30 di sabato. Un passante ha ammesso di averla vista giacere sul marciapiede, «con le braccia spezzate e la testa rivolta di lato, in un lago di sangue».

Sulla disgrazia è stata aperta un'indagine anche perché - nonostante il fatto che all'interno dell'appartamento della modella la polizia abbia trovato tutto in ordine, senza apparenti segni di un'aggressione - la rete metallica intorno al terrazzo del suo splendido appartamento era stata tagliata. La top model viveva al nono piano di una palazzina di lusso della parte bassa di Manhattan, tra Wall Street e la zona portuaria e turistica del South Street Seaport, sulla Water Street, una zona rilanciata dalla presenza di fotomodelle e attori.

Suicidio o assassinio dunque? Vent'anni, definita da Vogue Inghilterra «un volto per cui emozionarsi», la bella Ruslana era al top della sua carriera e secondo un suo ex fidanzato aveva appena finito di vedere il film Ghost in televisione. Era più volte apparsa sulle copertine di altre ell'edizioni europee di Vogue, aveva lavorato con protagonisti dell'alta moda come Marc Jacobs, Christian Dior e Nina Ricci ed era la modella preferita di Jill Stuart e Betsey Johnson. I suoi amici, sconcertati dalla tragedia, dicono tutti che era felice, eppure, adesso che la polizia sta analizzando il suo blog personale, viene purtroppo anche alla luce una Kosrchunova sconosciuta: scriveva con una tristezza profonda, velata dalla solitudine di una giovane che ancora inviava una percentuale dei suoi favolosi incassi alla famiglia. «L'amore è l'essenza della vita» aveva scritto la fotomodella poche settimane fa, «eppure nessuno offre la sua vita per qualcun altro». E poi un'altra triste minaccia in una prosa che passava dal russo all'inglese: «Mi sento perduta. Riuscirò mai a trovarmi? Sogno di volare ma il mio arcobaleno è irraggiungibile».

Comunque, anche se il suo diario rivela un cuore spezzato e una tristezza segreta, nascosta dietro al sorriso da top model, la polizia segue altre piste. Al momento dell'apparente suicidio la Korshunova, che era appena tornata da un viaggio di lavoro a Parigi, indossava un paio di jeans, un top Bordeaux ed era scalza.

«Non aveva nessun motivo per togliersi la vita, era felice», ha detto un'amica al quotidiano The New York Post. La modella era stata scoperta per caso, quando l'agente Debbie Jones l'aveva vista fotografata su una rivista di una linea aerea in un articolo dedicato alla sua città natia di Almaty. «Sembrava una fata uscita da una favola», aveva detto l'agente che l'aveva fatta cercare dai suoi talent scout.

Adesso il mondo della moda e i suoi amici della buona società sono in lutto per la morte di questa ragazza dai lunghi capelli magici che avevano incantato il pubblico delle sfilate, anche perché negli ultimi mesi New York ha già avuto la sua dose di gialli: a gennaio il giovane attore australiano Heat Ledger era stato trovato in punto di morte nel letto del suo appartamento (vicino a quello della modella) in quella che pare essere stata una overdose di barbiturici. Ed è appena stato risolto un altro giallo dell'alta società: l'agente immobiliare delle star, Linda Stein, era stata trovata uccisa a randellate nel suo appartamento. La polizia ha arrestato la sua assistente, che ha confessato di averla uccisa, colta da raptus causato dai continui maltrattamenti della Stein. «Mi urlava addosso, m'insultava, mi fumava spinelli in faccia facendomi star male - ha ammesso la ventiseienne russa Natavia Lowery -. Così mi sono vendicata».