Giallo Di Pietro: escono i soldi, entra una casa

Dopo il finto cambio dello statuto, ci sono ancora conti che non
tornano e finanziamenti di partito che svaniscono. Quello strano milione
sparito dal bilancio Idv. Guardacaso il valore dell’immobile registrato
in una società dell’ex Pm

di Paolo Bracalini e Gian Marco Chiocci

Non ce ne voglia l’onorevole Antonio Di Pietro. Ma alla luce delle nuove, singolari, modalità con le quali ha – diciamo così - «cambiato» lo statuto del partito, rileggendo i bilanci dell’Italia dei valori avremmo ulteriori interrogativi da sottoporre alla sua attenzione.
Il tema è il solito di sempre: Di Pietro ha acquistato immobili con i soldi del finanziamento al partito? Il gip di Roma, sollecitato a dare una risposta in tal senso dopo le denunce del co-fondatore dell’Idv Mario Di Domenico, ha già detto «no» anche se ha stigmatizzato il comportamento dell’ex Pm che in alcuni casi avrebbe riaffittato proprio questi immobili all’Italia dei Valori, di cui Di Pietro è presidente (vedi l’appartamento di dieci vani in via Principe Eugenio a Roma che poi diventa la sede dell’Idv). Tutti ormai sanno che Tonino amministra la società immobiliare «Antocri» che prende il nome dai figli dell’ex pm, Anna, Toto e Cristiano. Nel Cda dell’immobiliare di famiglia siede anche la tesoriera Silvana Mura (con il compagno Claudio Belotti) la quale «gestisce» insieme a Tonino e alla moglie di costui, Susanna Mazzoleni, l’Associazione Italia dei Valori che incassa i rimborsi elettorali al posto del Movimento politico Idv.
Inquadrata la situazione, ricordato lo stato dell’arte, passiamo alle coincidenze che sono alla base degli interrogativi che sottoponiamo all’onorevole Antonio Di Pietro, l’uomo che fa giustamente della trasparenza il suo cavallo di battaglia. Andiamo con ordine. Prendiamo il bilancio 2003 dell’Italia dei Valori, quello presentato alla Camera dei deputati. Alla voce «Immobilizzazioni finanziarie» (cioè, titoli a reddito fisso) si legge una cifra: 1milione 100mila euro. Se però leggiamo il bilancio del 2004 dell’Idv, troviamo che alla stessa voce la cifra è diminuita di diversi zeri. Al posto del milione e 100mila euro, rimangono appena 52mila e 251 euro. Una differenza che non passa inosservata visto che nel giro di un anno dalle casse dell’Idv si è volatilizzato più di un milione di euro. Prima domanda: che fine hanno fatto questi soldi?
Se passiamo ai bilanci dell’immobiliare Antocri e li confrontiamo con quelli del partito, le curiosità crescono poiché sempre nel 2004 (l’anno in cui dalle casse dell’Idv sparisce 1milione di euro) nei conti dell’Antocri confluisce un bel po’ di denaro. Nel 2004, anno in cui Di Pietro dichiara al fisco 178mila euro, e documenta allo stesso gip di Roma – dichiarazione dei redditi alla mano – d’aver percepito quella somma, arriva sul conto corrente della Antocri un finanziamento del «socio unico» Di Pietro di 400mila euro. È un «bonifico» fatto dallo stesso Antonio Di Pietro alla sua società immobiliare. Nel medesimo bilancio, risulta una proprietà immobiliare del valore di 628mila euro (in via Casati a Milano, che poi affitterà al suo stesso partito, per un canone di circa 50mila euro) e un mutuo, di 328mila euro. Curiosità: la rata annuale di mutuo per l’acquisto della casa di Milano è di 52.659,00 euro e sembra coincidere - ma è certamente un caso - con quella residua dei titoli a reddito fisso pari a 52.251,00 euro.
Domanda: ma i soldi del finanziamento, i 400mila euro, da dove arrivano? Quell’anno Di Pietro ha incassato – lo ha raccontato lui stesso a Libero – 655mila euro per la vendita di due appartamenti a Busto Arsizio. Per giustificare l’acquisto dei due appartamenti intestati alla «Antocri srl» uno a Milano di undici vani ed uno a Roma di altri undici vani, Di Pietro ha fatto presente al gip di Roma d’aver avuto quella disponibilità di danaro grazie alla vendita dell’appartamento di sua proprietà ed affittato al partito in Via Milano 14 a Busto Arsizio di circa 300 mq.
Ma, a ben ricordare, ha anche detto che quell’immobile era gravato per l’80 per cento da un precedente mutuo. La società «Tecnocasa», cui Di Pietro aveva conferito l’incarico per la vendita dell’appartamento di Busto Arsizio, l’aveva stimato in circa 450mila euro. A dirla tutta, l’immobile era anche occupato in quanto parzialmente affittato a una società.
Dunque, a conti fatti, tolta la diminuzione dell’occupazione, detratta l’estinzione del mutuo, deve essere rimasto ben poco nelle tasche di Di Pietro. E quel tanto non può aver certo fruttato il controvalore per l’acquisto di undici vani nel centro di Roma e undici vani nel centro di Milano. Il cui valore minimo si può supporre intorno ai due milioni di euro.
E pur a voler tutto concedere, e cioè che tutto il ricavato della vendita sia bastato per l’acquisto dell’immobile di via Casati 1/a a Milano, i rimanenti per acquistare un’altra proprietà, a Roma, in via Principe Eugenio da dove sono piovuti?
Ma ancora: i 400mila euro che riempiono le casse della «Antocri» da dove provengono? Di più. Nel 2005 Tonino fa un altro ricco bonifico alla sua «Antocri», questa volta di 783mila euro. Da dove arrivano questi altri soldi? La successiva vendita immobiliare da cui Di Pietro ricaverà altri liquidi è del 2007, dunque la provenienza va cercata altrove. Sì, ma dove? Torniamo ai bilanci della «Antocri». Nel bilancio 2005-2006 dell’«Antocri» risulta una proprietà immobiliare che il socio unico porta al valore attivo di bilancio di 1milione e 851mila euro. Se a questa somma si decurtano gradualmente il valore dei due mutui accesi in quegli anni da Di Pietro (in complessivi euro 629mila) rimane 1milione e 183mila euro, praticamente la stessa cifra (1milione e 100mila euro) che avevamo perso nel bilancio dell’Italia dei Valori fatto dallo stesso socio unico.
Sicuramente è una coincidenza, ma se Di Pietro ci illuminasse, ovviamente, sgombrerebbe il campo dagli equivoci. Anche perché c’è un dettaglio da aggiungere in tutta la vicenda. I bilanci dell’«Antocri» si approvano nella sede del partito in via Felice Casati 1 a Milano. La sede del partito. Li firma il socio unico (Antonio Di Pietro) e fa tutto Claudio Belotti, che come detto è il compagno della tesoriera Silvana Mura, entrambi membri del Cda «Antocri» e lei tesoriera e rappresentate legale dell’associazione Idv.
Conflitto di interessi a parte, se l’ex pubblico ministero di Mani Pulite ci illuminasse su queste coincidenze di bilancio – magari anche per interposta testata – farebbe cosa gradita. A noi, ai suoi elettori, ai timorosi colleghi di partito, alla Camera dei deputati che gli rimborsa le spese elettorali senza porsi il problema se i quattrini pubblici finiscono a un’associazione di famiglia anziché a un partito. O peggio, alla «Di Pietro real estate».