Giallo a Porto Venere: trovati resti umani

Alberto Vignali

da Porto Venere

Potrebbe essere il giallo dell'estate ligure. Delle ossa, umane, ritrovate sotto la suggestiva chiesetta di San Pietro a Porto Venere. L'altra mattina un gruppo di esperti nominati dalla magistratura si è infatti presentato a Porto Venere, in completo asettico, scafandri e guanti, ed ha iniziato a scavare tra gli occhi incuriositi di decine di turisti. Tra le loro mani sono spuntati così resti umani, pezzi di teschio ed altri frammenti di ossa. Tracce misteriose alle quali ora si dovrà dare una spiegazione. Ma cosa succede a Porto Venere, di chi sono quelle ossa, chi è stato ucciso, da chi e poi quando?
Beh, andiamo con ordine. Tutto è iniziato il 14 maggio scorso quando un gruppo di ragazzini, durante una passeggiata di prima mattina, trovò i pezzi di un teschio. Una mandibola e delle parti del cranio che furono sequestrate dai carabinieri. Un giallo che forse trova riscontro nella storia di Porto Venere sul fatto che, almeno nel borgo, gli abitanti più anziani hanno sempre raccontato che in quella zona, in quei terrapieni sotto la chiesa, c'era un cimitero. Ma è solo un'ipotesi dato che non vi sono prove oggettive. La magistratura ha così chiamato in causa gli esperti, dei periti in grado di ricostruire la «storia» di uno scheletro, che ieri sono giunti a Porto Venere per risolvere il giallo. Perché quelle ossa erano sepolte, o meglio appena coperte da un po' di terriccio, nello spiazzo poco distante da dove ogni estate vengono organizzati concerto e spettacoli, dove l'inverno i ragazzi giocando a calcio, dove ogni giorno passano centinaia di turisti, in un luogo dove non si pensava certo potessero esserci dei resti umani.
Perchè nessuno le aveva mai viste? Risposte sepolte nei meandri della storia che sin dal tempo degli antichi romani ha visto quella scogliera protagonista di molte vicende. Infatti negli anni Cinquanta l'area attorno alla chiesina di punta San Pietro è stata segnata da una complessa attività di ricerca archeologica, tutta la terra venne setacciata, anche se non fu ritrovato materiale molto interessante. Eppure lo scorso maggio a dei ragazzini è bastato muovere la polvere per trovare parti di un teschio. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Luca Monteverde, stanno anche ricostruendo la datazione e la provenienza dei resti rinvenuti avvalendosi di analisi approfondite di laboratorio.