Il giallo della ragazzina scomparsa

BergamoIl diciassettesimo giorno di ricerche di Yara Gambirasio è tramontato come tutti gli altri, con ipotesi di indagine che non chiariscono che fine abbia fatto una ragazzina di 13 anni, campionessa di ginnastica e studentessa modello in un istituto di suore, svanita nel nulla alle 18,30 di venerdì 26 novembre dopo essere uscita dal centro sportivo di Brembate Sopra. Nessun esito dall’esame dei fotogrammi scattati dai satelliti che all’ora della scomparsa si trovavano sulla perpendicolare del paese. Bruciata sul nascere la pista «satanica». Punto di domanda su una fantomatica pista svizzera. Si tende a ipotizzare che chi ha agito, (l’idea è che siano due persone), lo abbia fatto dopo aver «studiato e pedinato» Yara. Si sta affievolendo la pista della ritorsione della criminalità organizzata per qualche problema legato all’ambiente lavorativo di Fulvio Gambirasio. Nessun esito, infine, dalle nuove ricerche alla Marigolda di Curno, alla Dorotina di Mozzo, a Ubiale Clanezzo, Sedrina, e Zogno, in Val Brembana. Intanto continuano i controlli sulle 15.000 telefonate fatte a Brembate Sopra e dintorni la sera della scomparsa e anche tra le immagini delle telecamere dell’autostrada: ma non si sa a questo proposito se gli inquirenti abbiano effettivamente un indizio preciso di cosa cercare. Vanno avanti invece gli accertamenti sui frequentatori e il personale del centro sportivo frequentato dalla ragazzina. Per quanto riguarda l’ipotesi della ritorsione, è la stessa che l'estate scorsa ha permesse di risolvere un delitto avvenuto a Vertova, poche decine di chilometri da Brembate Sopra, dove sarebbe stato un ex dipendente ad assassinare Maria Grazia Pezzoli. Così gli inquirenti hanno chiesto al Gico della Guardia di Finanza informazioni su due fratelli arrestati per droga a metà ottobre, proprietari di una grossa azienda di pavimentazioni con sede a Ponte San Pietro che sta lavorando tra l'altro al cantiere del centro commerciale di Mapello e in passato ha avuto a che fare con la «Gamba Coperture», per la quale lavora Fulvio Gambirasio: ma è stato il titolare dell'azienda a smontare questa ipotesi, intervenendo anche in tv. L'unica pista che viene scartata - precisano dalla questura - è quella di un incidente stradale, per mancanza di tracce o altri elementi sull’asfalto di via Locatelli, la strada che Yara avrebbe dovuto percorrere a piedi e dove sembra l’abbia vista un giovane vicino di casa. Un’ipotesi di questo tipo potrebbe in qualche modo spiegare anche il diverbio «tra due italiani» di cui hanno parlato altri testimoni, una guardia giurata in pensione e una vicina di casa: il conducente che si ferma dopo l’urto, capisce di avere travolto una persona, discute con l’ipotetico passeggero che magari vorrebbe scappare, spaventato dalle conseguenze, poi il corpo viene caricato e forse portato anche verso l’ospedale più vicino dove però non arriverà mai. Una ricostruzione che per quanto drammatica, sarebbe infinitamente meno pesante per la famiglia e per tutta la comunità di Brembate Sopra. Ma dopo 18 giorni, trovare le tracce di un incidente stradale è difficile, se non impossibile. E continua la caccia al mostro che non si trova, nemmeno in Svizzera.