il GIALLO di Rignano Nei video le risposte «suggerite» ai bambini

Una bambina: «Non ricordo chi mi ha insegnato questo gioco» La madre: «Non mi avevi detto che è stata la maestra?». Due pediatri assicurano di non aver riscontrato alcun segno di violenza sui piccini

da Roma

Nei video girati dai genitori di Rignano Flaminio per dimostrare i comportamenti anomali dei bambini e per registrare i loro racconti degli abusi subiti, alcune risposte sono «quasi suggerite dalle domande», rilevano i difensori dei sei arrestati. E da quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, sottolineano ancora gli avvocati, gli indagati tra loro non si parlano, non si frequentano, non hanno precedenti penali né «segnalazioni di problematiche portate all’attenzione dei servizi sociali» o «precedenti di natura sanitaria psichiatrica». Quanto basta per contestare con forza la tesi della procura di Tivoli, secondo cui le tre maestre e la bidella dell’asilo «Olga Rovere» di Rignano Flaminio, Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Cristina Lunerti, l’autore tv e marito della Del Meglio Gianfranco Scancarello e il benzinaio cingalese Kelum De Silva sarebbero pedofili e avrebbero abusato per mesi, forse anni, di decine di piccoli allievi della scuola materna.
Proprio grazie agli atti che hanno portato all’ordinanza di custodia cautelare per i sei, gli avvocati sono più che mai convinti di poter dimostrare le incongruenze dell’indagine. A cominciare dai filmati allegati alle denunce dai genitori di tre bambini. In uno c’è una mamma che chiede alla figlia «chi ti portava in giro», e alla risposta della piccola («da sola») la incalza: «Ma non salivi su una macchina?». In un altro una bimba sul letto mima «un giochino» e il padre le chiede chi le ha insegnato a farlo ma per due volte lei dice «non lo so», poi la madre le domanda se è «il gioco del dottore» che le aveva insegnato la maestra, quello «col termometro».
Ma anche alcune delle attività di indagine dei carabinieri di Bracciano «danno esito negativo» o risposte sorprendenti. Come nel caso delle dichiarazioni messe a verbale dai pediatri di alcuni dei bambini di Rignano. C’è il dottor Giuseppino Biancini che ai carabinieri dice di non aver mai notato, nel corso delle visite ai suoi piccoli pazienti «particolari presenze di ematomi», «alcuna infezione all’apparato genitale», «tracce di percosse o violenze». C’è un altro pediatra, Samir Gaber, che mette a verbale, a proposito di una bambina presunta vittima di abusi: «Non sono a conoscenza di particolari problemi di candida alla bocca che voi mi dite la bambina ha». Anche le consulenze psicologiche sui genitori denuncianti disegnano un quadro meno idilliaco di quello tratteggiato dal gip. Ecco invece il padre che mostra «inibizione nell’espressione emozionale» e «basso autocontrollo», indicato come potenziale soggetto con difficoltà «a rispettare standard e regole», con un «problematico vissuto della sessualità». E sua moglie con un «nucleo dell’Io che sembrerebbe caratterizzarsi in senso istericoforme», vista «l’eccessiva attenzione all’altro», e con «mancanza di integrazione della componente sessuale». Pure l’ultima informativa dei carabinieri di Bracciano, del 14 marzo, lascia spazio a dubbi. Il rapporto per esempio, pur identificando la «bidella tatuata» con la Lunerti grazie alle «dettagliate descrizioni da parte dei minori dei disegni incisi sul corpo» aggiunge: «Tuttavia una minore (...) ha indicato uno raffigurante uno scorpione/serpente che invece non era presente sul corpo della donna». Le intercettazioni telefoniche? Hanno consentito solo «di acclarare la frequentazione extralavorativa tra le famiglie di Pucci e Del Meglio». Quanto ai legami tra gli indagati, «non si hanno particolari elementi oggettivi tali da acclarare rapporti o frequentazioni extralavorativi». E «si precisa al riguardo che null’altro è emerso sul conto del “Maurizio” (De Silva, ndr) con gli altri indagati». Anche le testimonianze della ex donna di servizio di casa Scancarello e della vigilessa che avrebbe sorpreso bambini fuori dall’asilo non vengono rafforzate dall’informativa. Nel primo caso la donna «aveva visto la Del Meglio condurre in casa due bambine indossanti i completini dell’asilo», ma «le era stato detto dalla stessa che erano la figlia V. e una sua compagna di scuola». Nel secondo caso, le poliziotte municipali mettevano a verbale «che casualmente avevano notato che due classi erano uscite dal retro della scuola per recarsi a una gita; una era accompagnata dalle maestre M.F. e C.E (estranee alle indagini, ndr), nulla riferivano sull’altra classe».