Giallo in Serbia: preso Mladic, l'Aia smentisce

Fausto Biloslavo

Giallo sulla sorte di Ratko Mladic, il generale serbo super-ricercato dal tribunale internazionale dell’Aia per le atrocità della guerra in Bosnia. Dopo dieci anni di latitanza viene annunciata la notizia del suo arresto, ma poco dopo il governo di Belgrado smentisce, seppure a metà. Alla fine sembra che il ricercato numero uno sia stato «localizzato» e che i servizi di sicurezza stiano trattando la resa per evitare spargimenti di sangue. Non a caso il governo serbo si è riunito d’urgenza durante la notte.
Ieri pomeriggio l’agenzia di Belgrado, Tanjug, aveva lanciato la notizia dell’arresto del generale citando fonti della televisione serbo-bosniaca Bn. Mladic sarebbe stato arrestato nella capitale serba e trasferito a Tuzla, presso una base americana in Bosnia in attesa di venir imbarcato su un aereo che lo avrebbe portato direttamente all’Aia.
Poco dopo il governo serbo smentiva l’arresto di Mladic. Il portavoce, Srdjan Djuric, parlava di «manipolazione» mirata a sviare i tentativi della sicurezza di mettere le mani sul generale. In realtà si capiva che il portavoce era reticente e si trattava di una smentita a metà. Dall’Aia il procuratore capo, Carla Del Ponte, sembrava dare man forte alla linea di Belgrado sostenendo di non sapere nulla dell’arresto di Mladic. Il suo portavoce ha detto: «Da quanto ne sappiamo non c’è neppure alcuna operazione in corso».
A questo punto fonti dei servizi serbi facevano trapelare che Mladic era stato «localizzato ma non ancora arrestato». In pratica sarebbero in corso negoziati per la sua resa a certe condizioni.
Forse Mladic sta decidendo di consegnarsi, oppure lo ha già fatto e l’annuncio ufficiale dell’estradizione in Olanda verrà dato solo nel momento in cui il generale arriverà al carcere di Scheveninghen, come era accaduto con l’ex presidente serbo Slobodan Milosevic. Il sospetto è che si tenti di mantenere segreta la notizia per evitare la reazione degli ultranazionalisti serbi, che considerano Mladic una specie di salvatore della patria.
Due giorni fa, Vladeta Jankovic, un consigliere del premier serbo Vojislav Kostunica, aveva rivelato che Mladic era pronto ad arrendersi. Ieri l'ex capo della sicurezza serba, Goran Petrovic, ha annunciato che il governo concederà a Mladic ancora dieci giorni per arrendersi. «Le trattative per la resa di Mladic sono nella fase finale. Mancano 10 giorni - ha dichiarato al quotidiano Blic - e stiamo cercando di creare le condizioni più appropriate per la sua resa».
Negoziati segreti, pressioni politiche e milioni di euro sono gli elementi chiave che hanno fatto stringere il cerchio attorno al generale. L’operazione è entrata nel vivo lo scorso anno, prima dell’anniversario della strage di Srebrenica, quando il numero tre del Dipartimento di Stato Usa, Nicholas Burns, aveva affermato: «Crediamo che ci sia una nuova attitudine da parte di Belgrado per la consegna di Mladic all’Aia». Subito dopo gli Stati Uniti avevano annunciato lo sblocco di 10 milioni di dollari per Belgrado congelati da tempo. Non solo: Washington ha garantito alla Federazione serbo-montenegrina lo status di nazione favorita per il commercio abolendo le sanzioni che erano state imposte fin dal 1990.
Le pressioni politiche internazionali si sono accentuate negli ultimi mesi e la svolta è avvenuta con la recente dichiarazione del commissario all’allagamento dell’Unione Europea, Olli Rehn, che ha lanciato un vero e proprio ultimatum a Belgrado. O Mladic veniva arrestato entro la fine di febbraio, oppure saltavano i previsti colloqui per l’associazione della Serbia-Montenegro alla Ue. A questo punto anche il primo ministro serbo, Voijslav Kostunica, ultimo ostacolo alla consegna di Mladic al Tribunale dell’Onu, avrebbe ceduto promettendo al procuratore Del Ponte l'estradizione di Mladic entro il 1° marzo. Le trattative segrete per una resa risalgono a mesi fa.
Il negoziato sarebbe stato portato avanti dall’ex generale Zdravko Tolimir, pure lui accusato di crimini di guerra dall’Aia. Il Sunday Times aveva scritto che il Mladic voleva 5 milioni di euro per arrendersi. Una cifra esigua, ma che serviva a garantire il sostentamento della sua famiglia. In realtà il generale è malato e avrebbe subito negli anni della latitanza almeno due interventi chirurgici. Sentendosi circondato era pronto a cedere, ma la trattativa si è rivelata lunga e complessa, perché Mladic pretende che alla sua nutrita schiera di guardie del corpo e collaboratori sia garantita l’immunità ed una pensione governativa. L’ultima richiesta pare che riguardi il Paese nel quale scontare l’inevitabile condanna.