Il giallo sui documenti della Real Casa

Leggo con vivo stupore una risposta a una lettera di un lettore che riporta fatti assolutamente non corrispondenti al vero secondo i quali S.A.R. il Principe Vittorio Emanuele non sarebbe l’erede al Trono d’Italia. Quanto riportato si fonda su una teoria che non ha trovato alcun fondamento né giuridico né dinastico. Le lettere del Re sono interessanti per due ragioni: innanzitutto sono subito apparse insolite essendo scritte a macchina e mai S.M. il Re scrisse nella sua vita una lettera dattiloscritta al figlio. Anche fossero vere, ed è da dimostrare, sono da considerarsi un mero avviso. Di fatto il Re non diede mai luogo agli atti che paventò nelle lettere contro il figlio. Anzi, prima di morire volle che fosse chiaro a tutti i monarchici che non vi era alcun dubbio sul ruolo del figlio e sull’assenso al suo matrimonio con Marina Doria. Nel 1978 a Beaulieu, nella sua ultima riunione pubblica con migliaia di monarchici, si presentò alla folla con accanto il figlio Vittorio Emanuele e la nuora Marina. Il Re, ben conoscendo le mire di Amedeo d’Aosta, e di qualche monarchico, decise di sostituire l’Aosta dal suo ruolo di Esecutore Testamentario nominando al suo posto Guibert d’Udekem Segretario del Duca di Genova. Nel testamento il Re non lasciò neppure una foto al Duca d’Aosta. Se non bastasse gli stessi Esecutori Testamentari diedero seguito alle volontà del Sovrano preparando un documento (allegato) nel quale gli Eredi dinnanzi la testimonianza di S.M. la Regina Maria José, riconobbero che S.A.R. il Principe Vittorio Emanuele era Gran Maestro dell’Ordine della SS Annunziata e dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e depositario dei Collari dell’Annunziata in quanto Capo di Casa Savoia. Se non bastasse la stessa Repubblica ha sempre riconosciuto quali eredi al Trono d’Italia il Principe Vittorio Emanuele e il figlio Emanuele Filiberto obbligandoli a quasi sessant’anni di esilio. È chiaro quindi che non si può dar credito alle chiacchiere e alle pretese fantasiose di uno o dell’altro professore. La verità è semplice, il figlio del nostro quarto Re d’Italia Umberto II è Vittorio Emanuele, lui è il Capo della Casa Reale e Gran Maestro degli Ordini Dinastici.
Filippo Bruno di Tornaforte

Portavoce della Reale Casa d’Italia


Via, signor Portavoce, mettere in dubbio l’autenticità dei documenti è proprio l’ultima spiaggia! Le ricordo che in calce a una delle lettere di Umberto, quella che con maggior dettagli ricordava al figlio che ove avesse sposato Marina Doria avrebbe perso titoli, diritti e rango, compare, scritta a mano: «Per presa conoscenza, Vittorio Emanuele». Un falso anche quello? Le ricordo inoltre che è agli atti uno scritto firmato da Vittorio Emanuele dove si legge: «Caro Papà, non posso non riconoscere lo scrupolo che hai messo nell’espormi tanto pazientemente e diligentemente la situazione nella quale verrei a trovarmi se decidessi di rinunciare alle mie prerogative e mi sposassi con una donna - qualunque essa fosse - non di sangue reale. (…) Ti do atto del tuo scrupolo e ti ringrazio dal profondo del cuore. Tocca ora a me riflettere, meditare e decidere». Un altro falso? Cosa intende sostenere, poi, affermando che Umberto II «non diede luogo agli atti che paventò»? L’atto era automatico: mancanza di assenso uguale perdita dei diritti. Automatico e conclusivo: nessuno, non Maria José, non i figli, non gli esecutori testamentari, poteva ovviamente revocarlo. La prossima volta, signor Portavoce, trovi argomenti più credibili a difesa delle pretese di Emanuele Filiberto. E nel frattempo dia un’occhiata al settimanale Diva e Donna. Vi troverà questa dichiarazione del suo datore di lavoro: «Io non ho vissuto la monarchia quindi non potrei sentirmi monarchico». Per un sedicente Capo della Real Casa d’Italia, mi pare il massimo.