Giallo sul "caso Sircana", hanno pagato per far sparire quelle fotografie

Per il servizio sul portavoce del governo la Rcs ha sborsato quasi 100mila euro pur sapendo che non sarebbe mai stato utilizzato. A metà settembre i paparazzi scattano le fotografie, vendute due mesi dopo. <a href="/a.pic1?ID=164830"><strong>Trovato l'archivio segreto di Corona</strong></a>. I lettori del &quot;Giornale&quot; continuano a inviare lettere. e-mail e fax di solidarietà: <a href="/a.pic1?ID=164835"><strong>leggi</strong></a>

Gian Marco Chiocci e Gianluigi Nuzzi
Tre nuovi colpi di scena trasformano le imbarazzanti fotografie a Silvio Sircana, portavoce del governo Prodi, da oggetto di inchiesta della procura di Potenza per un possibile ricatto da parte del gruppo Corona in misterioso caso editoriale. Il primo colpo di scena riguarda il prezzo.

Per aggiudicarsi gli scatti della notte tra il 13 e il 14 settembre scorso, quelli con Sircana al volante a Roma mentre per strada si volta e parlare a un transessuale, il settimanale Oggi, ovvero Rcs, pagò molto più dei 25mila euro dichiarati: si parla di circa 100mila euro all’agenzia Masi di Milano, che aveva acquistato le foto dai paparazzi che pedinarono Sircana. Centomila euro sarebbe una somma obiettivamente fuori mercato. Quasi da record.
La seconda novità è tutta interna alla casa editrice di via Rizzoli. È infatti abbastanza intuitivo che nessun direttore di settimanale ha facoltà di firmare assegni per simili importi. E infatti Il Giornale ha ricostruito passaggio dopo passaggio cosa accadde. E può affermare, ecco il terzo colpo di scena, che nella trattativa ebbero un ruolo decisivo anche i vertici della casa editrice, come sostengono diverse fonti indipendenti contattate. Vertici che quindi autorizzarono, disposero l’acquisto delle foto con la (quasi) certezza di non pubblicarle.

Per capirci conviene seguire il calendario.
Il 13-14 settembre questi paparazzi spiano Sircana, nottetempo chiamano Fabrizio Corona. Lo avvisano di avere le foto con il portavoce che dialoga con un trans. I fotografi non sanno però che i telefoni di Corona sono sotto controllo. Gli inquirenti di Potenza indagano sulle estorsioni che mette in piedi Corona a colpi di clic. E registrano le conversazioni. Andiamo avanti. Per due mesi non se ne sa ufficialmente più nulla. Max Scarfone, uno dei due paparazzi, meno coinvolto nell’inchiesta tanto da essere teste, chiama un’agenzia di Milano, appunto la Masi, alla quale propone il servizio di Sircana con il transessuale. Due gli incontri tra Milano e Roma con i responsabili dell’agenzia, che accettano. Carmen e Domenico Masi vanno quindi dal direttore di Oggi, Pino Belleri. Con una proposta non trattabile: centomila euro per quegli scatti imbarazzanti. Siamo verso il 14, 15 novembre. Belleri prende tempo. Il servizio è ghiotto anche se, c'è da osservare, mal si calza con la linea del rotocalco. Vabbé. Il direttore chiede al management, al responsabile periodici, e su sino ai massimi vertici. Che vogliono pubblicare. Con qualche remora. Un paio di incontri lampo e poi la decisione: «Compriamo, ma non pubblichiamo». Insomma, il settimanale sborsa centomila euro consapevole che quel servizio rimarrà sempre nel cassetto. In gergo tecnico viene chiamato un «ritiro». Ritiro le foto dal mercato, evito che chiunque le abbia. Con un enorme implicito «grazie» del personaggio ritratto nelle fotografie.

Questa storia semina alle sue spalle interrogativi inquietanti. Primo: perché Oggi, settimanale che in genere non pubblica questo tipo di foto, decise di comprarle? Secondo, perché non solo le acquista ma pur di aggiudicarsele le paga tantissimo? Ancora. Come mai sborsa questa somma così importante (nelle redazioni non si spreca nemmeno la carta) e poi non le pubblica? Domande alle quali non è facile trovare risposta. Come non è immediato capire come mai da martedì scorso, quando la storia giudiziaria delle foto alla vittima Sircana finisce sui giornali, anzi sul nostro Giornale, Rcs non batte un colpo. Silenzio. Anzi, il Corriere si spinge oltre. Attacca. Dicendo che insomma, signori, queste foto nemmeno esistono, siamo a Fangopoli, città del fango. Dimenticando guarda caso che gli scatti dello scandalo erano proprio lì, chiusi a chiave nel terzo cassetto al piano nobile di via Rizzoli.