Giallo sul movente, in famiglia nessuno screzio

Rapporti ottimi. Sia fra Minuccia Pintus e il fratello neuropsichiatra. Sia fra la stessa vittima e il nipote presunto killer. Niente. Nemmeno con la sorella di Pietro Cocco. Una giovane che fa l'avvocato in Sardegna. E nemmeno col padre giornalista. Una famiglia normale, insomma. Uno zio, che, dieci anni fa, fece anche da padre al giovane. Quando era quindicenne, per tre anni, infatti Pietro Cocco si stabilì a Genova in una stanza messagli a disposizione dal neuropsichiatra nella sua abitazione di salita Sassi, in Carignano. Con loro anche la convivente, una collega del medico, Giuliana Cecchi. Il ragazzo, prima di diventare guardia giurata, a Genova si era diplomato all'istituto alberghiero Marco Polo. Finiti gli studi, poi, era tornato a Tempio Pausania dai genitori. Cosa gli sia frullato in mente l'altro giorno è un mistero. E il movente rimane ancora un giallo che dovranno risolvere gli investigatori. Nel corso degli anni il medico e il nipote, così come tutta la famiglia, avevano mantenuto, pare, una normalissima relazione di famiglia. Pintus aveva una seconda casa al mare vicino alla cittadina di nascita. Vi si recava spesso quando era in ferie. E andava a trovare la famiglia della sorella. Nessuna eredità contesa. Nessun dissapore. Nessun malinteso. Nessun abuso di qualunque tipo. Almeno così dicono i carabinieri. L'unico episodio sul quale stanno approfondendo le indagini è un grave incidente stradale in cui, alcuni anni fa Pietro Cocco era rimasto coinvolto. Un urto terribile. Il giovane era finito in coma per settimane. Forse da quella tremenda botta la guardia giurata non si era più ripresa. La sorella del medico e madre dell'arrestato, con la figlia avvocato, l'altra sera tardi sono arrivate a Genova e si sono subito precipitate al San Martino al capezzale di Pintus. Non hanno ancora potuto incontrare il presunto omicida che rimane rinchiuso in isolamento.