Giallo sull’accordo Minsk-Mosca

Il governo bielorusso annuncia l’intesa, ma Gazprom non conferma: «È ancora presto»

da Milano

Minsk pare aver strappato in extremis un accordo sul gas a Mosca, anche se non si conoscono ancora i dettagli e il colosso russo Gazprom è prudente: «Per il momento è prematuro dire che si è raggiunto un accordo definitivo, bisogna attendere la firma finale», si è limitato a dire il portavoce di Gazprom. Ma il portavoce del premier bielorusso, Alexandr Timoshenko, ha annunciato ufficialmente l’intesa. E non solo sul prezzo del gas per il 2007, ma anche anche su quello del suo transito lungo il gasdotto Yamal-Europa e quelli della società statale bielorussa Beltransgaz, nonchéásulle condizioni di pagamento del 50% di azioni della medesima società, pari a 2,5 miliardi di dollari.
Quindi su tutti gli elementi del negoziato, indissolubilmente legati l’uno all’altro. L’annuncio ha colto tutti di sorpresa, dato che ieri Minsk aveva alzato le barricate e la trattativa sembrava in salita, appesa a un filo non riannodabile comunque prima della scadenza di oggi. I segnali erano tutti negativi. Le parti sembravano irremovibili anche ieri sera, con il gigante russo inchiodato sull’ultima offerta: 105 dollari per mille metri cubi di gas (contro i 200 iniziali e i 46 pagati attualmente da Minsk), di cui 75 pagabili cash e il resto in azioni Beltransgaz, con Gazprom disposta a valutarla 5 miliardi di dollari. Per la società russa questa restava l’offerta migliore tra le Repubbliche della Csi, dove il prezzo del gas va dai 170 dollari della Moldavia ai 235 della riottosa Georgia, mentre i clienti europei pagano più di 250 dollari. Ma venerdì sera il presidente bielorusso, Alexander Lukashenko, aveva sfidato Mosca assicurando che non avrebbe ceduto al suo «ricatto» e ieri la trattativa era rimasta congelata per l’assenza nella capitale russa del capo negoziatore bielorusso, il primo vicepremier Vladimir Semashko. «Semashko non è ancora a Mosca», si era lamentato il colosso russo del gas, ricordando di avergli «mandato più di un invito» e che il tempo stava per scadere. Semashko aveva fatto sapere di essere «pronto a partire in qualsiasi momento per Mosca per concludere le trattative e stipulare i contratti per la fornitura e il transito del gas russo», ma evidentemente attendeva dalla capitale russa un segnale che non arrivava. Forse questa mattina prenderà un aereo per Mosca.
Nell’offensiva tutta mediatica a colpi di dichiarazioni, ieri si erano visti comunque anche i primi fuochi di guerra da parte di Minsk: la società statale Belneftekhim aveva sospeso i contratti conclusi con compagnie petrolifere russe per il 2007 perché Mosca aveva ipotizzato dazi sul petrolio esportato verso la Bielorussia, 180 dollari a tonnellata. Una mazzata per le raffinerie, che ora rivendomo il petrolio russo in Europa con larghi margini di profitto. Minsk sembrava prepararsi al peggio tanto che ieri pomeriggio il ministro per l’Energia aveva annunciato che il Paese stava «riorganizzando il suo sistema di rifornimenti energetici in vista dell’annunciato taglio del gas da parte di Gazprom». Ad esempio sostituendo il gas con il petrolio nelle centrali termiche, una riconversione però impossibile per tutto il settore industriale.