Giallo sulla morte del giovane rugbista

È morto per una emorragia interna, e non per choc anafilattico, Michele Arnulfo, il quattordicenne genovese rimasto ferito domenica nelle acque di Porto Cervo durante un'immersione e deceduto poco dopo. Il medico legale incaricato dalla procura di Tempio Pausania, Salvatore Lorenzoni, ha eseguito l'autopsia ieri. Da quanto risulta la ferita sull'addome ha un foro di entrata di mezzo centimetro, e una profondità di 12 centimetri. L'oggetto che ha perforato la pancia del ragazzo ha così reciso l'arteria iliaca provocando la grave emorragia. Resta però un mistero cosa abbia provocato la ferita. Le possibilità che a colpire il giovane sia stato però un trigone restano molto alte. «Dato che nelle acque dell'incidente e nella barca dei ragazzi non abbiamo trovato nessun oggetto che abbia potuto provocare la ferita - spiega il comandante dei carabinieri della compagnia di Olbia - resta in piedi l'ipotesi che ha colpire mortalmente il giovane possa essere stato un grande trigone. Un grosso pesce simile alla razza dalla coda lunga acuminata e letale».
La ferita è stata provocata da un oggetto cilindrico che finisce con una punta. Ferite compatibili - secondo il medico legale - anche con quella causata dall'aggressione di una Pastinaca, una specie particolare di razza, che in Gallura arriva a pesare sino a 200 chili. Ma il giallo non sembra del tutto risolto, perché potrebbe essere stato anche un altro oggetto e non un pesce, a perforare il ventre del giovane rugbista. Il ragazzo, in vacanza in Costa Smeralda con la madre e dei cugini, stava facendo un bagno nelle acque davanti a Liscia Ruia. Quando è uscito dall'acqua aveva una ferita, simile a quella di un coltello, all'altezza della pancia, tanto profonda da causargli la fuoriuscita delle viscere. Il ragazzo è morto alle 16,45 nel molo dell'hotel Cala di Volpe, l'approdo più vicino dove è stato subito portato e dove alcuni turisti inglesi e poi il personale dell'albergo si sono prodigati per i primi soccorsi, prima dell'arrivo del personale medico 118 che per 45 minuti ha cercato invano di rianimarlo. Il padre del ragazzo, Graziano Arnulfo, è molto conosciuto a Genova per il suo passato da rugbista nel Cus Genova, oltre che della sua attività di architetto. E anche Michele era una giovanissima promessa della squadra ligure.