Giallo sulla strage degli invisibili

L’Aquila Tre giorni prima che la terra iniziasse a tremare i carabinieri hanno rastrellato tutta la zona del Fucino: decine di militari hanno controllato casolari isolati, appartamenti stipati di immigrati, solai e cantine trasformati in abitazioni di fortuna. Hanno setacciato la campagna con i cani e hanno fatto visitare le abitazioni da tecnici delle Asl per verificare le condizioni di abitabilità e la regolarità degli affitti. Su cento stranieri a cui sono stati chiesti i documenti, trenta sono risultati non in regola con i permessi di soggiorno. Una statistica più precisa della presenza di clandestini in Abruzzo non esiste. Gli immigrati irregolari, soprattutto dal Maghreb e tanti dall’Europa dell’Est, sono fantasmi, sparsi in una regione che ha una bassissima densità di popolazione e parecchi centri appenninici spopolati, in cui non c’è tantissimo lavoro, ma trovare un posto in cui stare al riparo da sguardi troppo curiosi è relativamente semplice. E se l’Abruzzo non è la meta ideale dell’immigrazione, Roma è relativamente vicina. Negli ultimi tempi le autorità si stavano ponendo il problema, tanto che si parlava di realizzare un centro di accoglienza a Vasto, nell’estremo sud della Regione. Un’ipotesi che aveva già scatenato una mezza rivolta tra i residenti.
Tutti problemi che si fermano alle 3 e 32 di domenica notte, quando il terremoto ha stravolto la vita di un’intera regione. Ora il problema dei clandestini assume una prospettiva completamente diversa. Quanti sono gli immigrati non registrati, senza uno straccio di documento che sono rimasti sepolti sotto quei casolari? I fantasmi non si contano, non hanno nome, forse nessuno li cercherà mai.
I romeni e i polacchi venuti a fare i pastori, uno dei lavori tradizionali che in Abruzzo oggi nessuno vuol più fare, i marocchini come i tre scovati dai carabinieri la settimana scorsa con un decreto di espulsione dimenticato in tasca. Forse nessuno saprà mai quanti di loro sono stati inghiottiti dal terremoto.