Giallo sulle case svanite nel nulla e vendute per 30 milioni di euro

Almeno quaranta appartamenti svaniti nel nulla in cinque anni. O, meglio, spariti dal catalogo del patrimonio immobiliare del Pio Albergo Trivulzio perché venduti per un totale di 30 milioni di euro. Per il presidente della commissione Casa del Comune, Barbara Ciabò, però, mancherebbero all’appello 150 unità immobiliari dalle liste. Ormai si sa, lo abbiamo già scritto nei giorni scorsi, che alcuni appartamenti di particolare pregio, in via della Moscova ad esempio, sono stati stralciati dalla liste, negli ultimi vent’anni, da dirigenti della Baggina. Il meglio, è il sospetto, si riserva a personaggi di un certo calibro, oppure a se stessi, ad amici e parenti.
Singoli appartamenti o intere palazzine, in alcuni casi vendute per risanare bilanci in rosso - come già scritto su queste pagine - o per fare ristrutturazioni indispensabili per poter mantenere l’accreditamento regionale come struttura sanitaria. Molto spesso, comunque, appartamenti e palazzi sono stati alienati in tutta fretta - caso emblematico è quello degli edifici di piazza Santo Stefano e di vicolo Santa margherita - il cui bando è stato pubblicato ad agosto per 17 giorni - ceduti a 11,6 milioni contro una base d’asta di 10,5 milioni. Lo stesso vale per gli appartamenti, come quello acquistato dall’assessore regionale alla Casa Domenico Zambetti per 540mila euro: 110 metri quadri in corso Sempione. La figlia di Antonio Mobilia, direttore generale dell’ospedale San Carlo vive in un appartamento di 160 metri quadri in largo Rio de Janeiro pagato 518mila euro. In via Guerrazzi, dietro l’Arco della Pace, abita Carla Vites, moglie dell’ex assessore alla Sanità in Regione, Antonio Simone, che spese un milione e 556mila euro per 310 metri quadri. Così il consigliere del Policlinico Adriano Bandera si è aggiudicato un appartamento di 212 metri in via Statuto, a due passi da Brera, per un milione 336mila euro.
In via Busseto 9 sono stati venduti 14 appartamenti, in via Gnocchi Viani 2 una palazzina di 350mq per oltre 2 milioni di euro, 8 le case di via Bessarione 30 alienate per un milione 300mila euro. Ancora in via Giordano Bruno, a Chinatown, sono stati messi in vendita due appartamenti per 330mila euro, in via Nullo 31 un alloggio da 942mila euro, mentre in via Negroli 55 un alloggio da 186mila euro. L’appartamento di via Legnano 8 è stato comprato un per 675mila euro, la casa di via Valle Anzasca 19 a 135mila, in piazza Santa Maria Adelaide di Savoia per un milione e 500mila euro.
Questa mattina Emilio Trabucchi, presidente del Pio Albergo Trivulzio, ente pubblico controllato al 50% dal Comune e al 50% dalla Regione, dissiperà i dubbi, consegnando al presidente del Consiglio comunale Manfredi Palmeri, l’elenco completo degli immobili alienati nel corso degli ultimi 5 anni.
Il caso del Pat non è isolato: in città si contano circa 4.122 tra appartamenti, uffici e negozi di proprietà di ente pubblici, così suddivisi: 700 di proprietà di Palazzo Marino, 1400 del Pat, 1946 della Fondazione Policlinico e 76 dell’istituto Golgi Redaelli. Oggi anche la fondazione Policlinico, recependo le indicazioni dell’Autorità garante per la Privacy, renderà pubblici i nomi dei titolari dei canoni dei 1946 appartamenti di proprietà, spesso in zone centralissime e in palazzi storici, mentre è prevista per venerdì in commissione Casa l’audizione di Rodolfo Masta, presidente del Redaelli che ha già dato la disponibilità a «fornire tutte le informazioni che saranno richieste».