Giallo Telecom dopo il vertice coi sindacati

da Milano

Giallo Telecom Italia. Il titolo scivola sui minimi degli ultimi cinque anni sulle voci di una dichiarazione dell’ad Franco Bernabè. Ai sindacalisti della Uilcom avrebbe prospettato un aumento di capitale o un taglio di dividendo per risolvere una «situazione finanziaria compromessa». La smentita di Telecom Italia non è servita ad arrestare l’ondata di vendite che si sono abbattute sul gruppo. Il titolo ieri ha bruciato il 5,2% a 1,771 euro, un livello che non vedeva dal marzo 2003. In una nota di poche righe, diffusa ancora a mercati aperti, Telecom ha smentito «fermamente che nel corso dell’incontro con i sindacati sia stato fatto riferimento da parte dello stesso ad alla politica dei dividendi, ad aumenti di capitale o alla sostenibilità del debito». In una seconda nota il gruppo ha rincarato la dose, annunciando di aver incaricato «i suoi legali per assumere tutte le iniziative a tutela della società e del mercato in relazione alla disciplina degli abusi di mercato».
Anche il sindacato è corso ai ripari sostenendo che «le parole rilasciate dopo l’incontro con Bernabè «non hanno carattere di oggettività, ma rispondono a impressioni e interpretazioni personali sulla situazione finanziaria e industriale dell’azienda», come precisa il segretario generale della Uilcom, Bruno Di Cola. Lo stesso Di Cola spiega al Giornale di aver posto lui sul tavolo la questione debito, durante l’incontro di ieri: «Viene da sé che un gruppo con 39 miliardi di debiti deve trovare una soluzione a breve: o gli azionisti iniettano nuove risorse o si taglia il dividendo, senza lo scorporo della rete, non ci sono altre soluzioni. Noi abbiamo a cuore lo sviluppo dell’azienda».
Anche la Cgil interviene e, in una nota diffusa ieri, precisa che nell’incontro con Bernabè sono emersi gli errori della passata gestione, ovvero «aspetti finanziari dominanti rispetto a quelli industriali, indebitamento superiore ai concorrenti stranieri, ridimensionamento ad azienda domestica».
Bernabè, intanto, ha rimandato ogni risposta all’«Investor day» del prossimo 7 marzo, all’indomani della chiusura del bilancio 2007.
Nonostante le smentite, le voci hanno alimentato il dibattito tra gli addetti ai lavori. Il problema debito non è una questione sentita solo dal sindacato, ma anche dagli analisti. «A fine anno - osserva un operatore del mercato - l’esposizione netta dovrebbe aggirarsi intorno ai 36,1 miliardi a fronte di un margine operativo di 12,45 miliardi. Il rapporto tra debito e margine operativo a fine 2007 sarà di 3,44, il multiplo più alto nel panorama europeo del settore». E per S&P, la società che analizza il debito delle società, la cifra sarebbe ancora più alta di 6,7 miliardi di euro.
A detta degli esperti le soluzioni non sono molte e, per una volta, sono condivise dai sindacati. «Oltre a tagliare i dividendi, Telecom Italia potrebbe, ma non è necessario, ricorrere all’aumento di capitale», dichiara un altro analista. Il taglio del dividendo, infatti, per molti osservatori avrebbe senso. Telecom Italia lo scorso anno, il 23 aprile 2007, aveva distribuito una cedola di 14 centesimi pari a un rendimento del 7,3 per cento.
«È una cedola davvero elevata, spazi per un taglio ci sono», spiega lo stesso analista. Quanto all’aumento di capitale, aggiunge un gestore, sarebbe un’ottima soluzione, caldeggiata soprattutto da Telefonica, primo operatore tlc spagnolo, che secondo quanto circola negli ambienti finanziari scalpiterebbe per aumentare la sua partecipazione e contare di più nel gruppo italiano.