Il giallo a testa in giù di Giuseppe Bonura

In «Biografia di un delitto» soltanto le ultime pagine rivelano, oltre a quella dell’assassino, anche l’identità della vittima

È davvero libro di piacevolissima lettura, questa Biografia di un delitto di Giuseppe Bonura (Avagliano, pagg. 122, euro 9). Unisce il pepe di una trama quasi da commedia sexy (in una pagina apprendiamo che un «uomo di mondo» non è solo, giusta la definizione di Totò, chi ha fatto tre anni di militare a Cuneo, ma anche chi scopre la moglie a letto con un altro e non si abbandona a scenate) ai brividi del giallo. Ma è un’opera curiosa per più di un riguardo.
L’autore ha spostato il delitto alla fine. Solo nelle ultime pagine l’assassino sceglierà la propria vittima. Prima dovremo limitarci a seguire, con crescente apprensione, il lento ma inesorabile accumularsi dei «moventi». Moventi che non mancano, nella villa miliardaria che fa da sfondo al romanzo. Come non mancano gli strumenti per uccidere, visto che Matteo, il figlio del padrone di casa, colleziona pistole di un genere particolare. Si tratta di ordigni antichi, vecchi di un secolo o più ma ancora funzionanti, accomunati dalla stessa peculiarità: sono stati usati per delitti passionali. Prevedibile che il protagonista, un compilatore di guide turistiche con un passato da contestatore, cominci ben presto a temerne le facoltà omicide, e non solo per ragioni di lotta di classe. L’uomo è stato assoldato - nonché ospitato per settimane nel villone - proprio dal collezionista di pistole, Matteo, affinché scriva la biografia del padre, un vecchio industriale ancora attivissimo e dal carattere imprevedibile che a dispetto dell’età fa quotidianamente jogging nel parco. Parco peraltro battuto da un feroce rottweiler che non esita ad azzannare chiunque emani un lezzo di birra, e non di acqua di colonia. Solo che all’«industriarca», come lo chiama spregiativamente lo scribacchino, della biografia non importa un tubo e anzi gli conferma l’imbecillità del figlio, un sognatore che all’azienda paterna preferisce le grazie della bellissima cameriera filippina.
Niente di insolito, beninteso: non è raro che un self made man, un uomo che si è fatto da sé, si ritrovi tra i piedi un erede che altrettanto da sé si disfa. Ma la moglie di Matteo, Telda? È il movente numero uno, quello che attira le pallottole come una sirena le membra dei marinai. Praticamente tutta l’esistenza del biografo (Bonura ne tace il nome) è stata segnata dalla conoscenza di Telda, della quale si innamorò da giovane senza riuscire a spremerle più di un bacio fuggitivo. Quando, dopo vent’anni, se la ritrova davanti nel ruolo della moglie del suo datore di lavoro, i sentimenti sono ancora tutti lì, vivi e imperativi, ed origineranno un ménage à trois dalle conseguenze catastrofiche. Tanto catastrofiche che alla fine scoprire da che parte si ritroverà della fatale pistola passerà in secondo piano.