Giallo al Tour: 10 corridori coi valori sospetti

Ci sarebbe anche Riccò, che però ha un ematocrito alto di natura. Per ora non ci sono accuse di doping per nessuno, tranne che per lo spagnolo Beltran. Sfortuna Cunego: cade, si fa male e perde altri 27" secondi

Giallo su giallo. Il giallo del Tour, con il giallo di una decina di casi sospetti, poco chiari, uno in verità chiarissimo: quello del 37 enne spagnolo Triki Beltran, positivo all’EPO (eritropoietina), al termine della prima tappa.

Kirchen in giallo, Evans lì ad una manciata di secondi, Luis Sachez felice per la vittoria di ieri, Cunego un po’ meno, perché perde altri 27” e si lecca le ferite dopo essere caduto, ma sono le solite voci e alcune segnalazioni che agitano dopo nemmeno una settimana il Tour: qualcosa non va negli esami di almeno una decina di ciclisti.

Non è doping, la prudenza è sempre d’obbligo, soprattutto quando si parla di «passaporto biologico», quindi di una serie di analisi e parametri che vanno confrontati e raffrontati con lo «storico» di ciascun atleta. L'agenzia antidoping francese ha annunciato, infatti, che dieci ciclisti (tra questi c’era anche Beltran, poi trovato con le mani nel sacco, ndr) hanno mostrato valori sanguigni anomali.
«Dieci corridori (e tra questi pare esserci anche il nostro Riccardo Riccò, ndr) hanno mostrato risultati un po' alti - ha dichiarato Philippe Sagott, segretario generale dell'agenzia -. Non ci sono infrazioni, anche perché altrimenti li avremmo già fermati, ma qualcuno ha presentato livelli di ematocrito molto vicini al limite».

L'ematocrito è uno dei tanti parametri che oggi serve ad analizzare un atleta e questo dato potrebbe indicare una possibile manipolazione del sangue, anche se non rappresenta una vera e propria prova. L'agenzia ha inoltre detto che i risultati saranno resi noti ai corridori durante questo fine settimana. Sagot ha precisato che non saranno avviati procedimenti legali, ma ha raccomandato i corridori di mostrare i risultati ai referenti medici di ciascun team «perchè a rischio c’è la salute».

Va anche ricordato che l'agenzia francese non è in possesso del «passaporto biologico» dei corridori per procedere a valutazioni più complete, ma ha provveduto ad inviare l'intera documentazione all'Unione Ciclistica Internazionale, l’unica tenuta a tenere la «banca dati» di ciascun atleta. E come nel caso di Riccardo Riccò e di molti altri corridori, l’Uci ha anche rilasciato qualche anno fa certificati che attestano l’ematocrito alto naturalmente, cosa che l’agenzia francese non sa e non è tenuta a sapere. Insomma, si preoccupano dell’ematocrito di Riccò, elevato da quando è nato e per questa ragione in possesso di un certificato, e non muovono dito per «Valv-Piti» Valverde. Il TAS ha chiesto spiegazioni al corridore e al governo spagnolo: forse tra non molto qualche spiegazione dovrà pur fornircela anche l’organizzazione del Tour.