Giallo di Viterbo, sospetti su una donna

Interrogata una persona con cui la vittima aveva avuto divergenze in passato. Trovate impronte e orme sospette sul luogo del delitto

Alcune impronte e del materiale biologico riconducibili a una donna, così come l'altezza e la profondità delle ferite, che farebbero ipotizzare che a infliggerle possa essere stata una mano femminile, hanno portato una figura di donna al centro dell'attenzione degli investigatori che indagano sull'omicidio di Marcella Rizzello, uccisa il 3 febbraio scorso a colpi di arma da taglio nella sua abitazione a Civita Castellana, in provincia di Viterbo.
Ma non è ancora tutto, i carabinieri avrebbero scovato, nel passato recente della vittima un episodio significativo che potrebbe aver fatto da movente all'assassino. Nel mirino ci sarebbe un'amica o una parente della vittima, ascoltata più volte nei giorni scorsi, che potrebbe essere stata l'esecutrice materiale del delitto o che potrebbe sapere chi lo ha compiuto, magari perché sua complice. La donna, secondo l'ipotesi al vaglio degli investigatori coordinati dal Pm Renzo Petroselli, sola o in compagnia di un uomo, potrebbe essersi recata in casa di Marcella per un chiarimento - secondo gli inquirenti il delitto non sarebbe premeditato -, ma la discussione potrebbe essere degenerata fino a sfociare nell'assassinio. A due o a quattro mani.
Saranno i risultati degli accertamenti tecnico-scientifici del Ris e il referto dell'autopsia, di cui al pm sono state fornite solo delle anticipazioni, a consentire il completamento del puzzle. Quella femminile, sebbene sia la principale, non è la sola pista seguita dagli investigatori. La stessa pozione del compagno di Marcella, Francesco Vincenzi, 36 anni, barista, non è ancora del tutto fuori dal ventaglio dei sospetti. È stato lui a scoprire, rientrando a casa intorno alle 13,30, il cadavere della donna, immerso in un lago di sangue. Asserisce di essersi recato direttamente in camera da letto perchè richiamato dal pianto disperato della figlia Giada di 14 mesi. Ma ha chiamato prima la sorella Elisabetta e solo dopo il suo arrivo ha dato l'allarme ai carabinieri e al 118.
Proprio ad approfondire la posizione dei due era finalizzato il sopralluogo compiuto ieri nell'abitazione, al quale hanno partecipato anche i carabinieri del Rac, il Reparto analisi criminologiche dell'arma, i quali, con l'ausilio di un manichino adagiato nel punto esatto in cui è stato ritrovato il corpo di Marcella, prima all'uomo e poi alla sorella hanno fatto simulare tutti i movimenti compiuti il giorno del delitto, mentre venivano ripresi con una videocamera e fotografati. «Il materiale raccolto - ha spiegato il capitano Stefano Leuzzi, comandante della compagnia di Civita Castellana - sarà utilizzato dal Rac per analizzare il loro profilo psichiatrico e criminologico». Vincenzi, per l'ora del delitto, tra le 12 e le 13,30, ha un alibi. Era a Viterbo a fare acquisti. La sua deposizione è confermata dalle riprese della videosorveglianza del centro commerciale. Ma se l'orario del decesso fosse ritenuto anticipabile anche di qualche decina di minuti - Civita Castellana dista meno di 40 km - il suo alibi potrebbe vacillare. Inoltre, alcuni passaggi della sua prima deposizione, come quella della sorella, non avrebbero trovato riscontri precisi.