Giallorossi in castigo: tutti in ritiro in vista del Basilea

Fabrizio Aspri

Una domenica da dimenticare. Il primo gol in serie A di Biava, il sesto in campionato di Caracciolo, la zampata di Cassano, preziosa per illudere Spalletti, inutile per far risuscitare una Roma ridotta al lumicino. Il tutto in novanta minuti che alzano il sipario sulla quarta sconfitta giallorossa in otto gare e che spingono il team di Trigoria a optare per un ritiro anticipato in vista del match di mercoledì col Basilea. Non è bastata la seconda prodezza di fila del barese: prima il cucchiaio di Lecce, poi il tocco sull’assist di Panucci. Inutile. O giù di lì. Perché a lasciare l’Olimpico a testa alta è stato a Del Neri, tornato nella capitale da avversario dopo l’esperienza al veleno trascorsa in riva al Tevere. Il suo Palermo vince all’Olimpico dopo più di mezzo secolo: stagione 1950-51, l’anno dell’unica retrocessione della Roma in serie cadetta. Proprio qui, tra le mura di uno stadio che lo ha fischiato e costretto ad alzare le tende per cercare gloria altrove, il tecnico di Aquileia consegna ai suoi ragazzi un biglietto per uscire dalla crisi e per tornare al successo dopo un mese e mezzo (26 ottobre, Palermo-Lecce 3-0). «Nessuna rivincita - tuona Del Neri - anche perché non ho mai parlato della mia ex squadra quando sono andato via. Non penso al passato. Come ho visto Cassano? Ha realizzato un bel gol, da grande giocatore qual è. Mi sono detto: ma Antonio doveva giocare proprio contro di noi, dopo essere rimasto fuori per mezzo torneo?». Ironia, dunque. Ben miscelata alla gioia per un pomeriggio da incorniciare. In cui il Palermo gli ha regalato le chiavi per un riscatto atteso come la manna da cielo. «È dall’inizio dell’anno che tutto funziona poco - confessa un amareggiato Spalletti - anche se bisogna dire che i nostri avversari hanno vinto giustamente, facendo meglio di noi. Sono stati più squadra, più gruppo. Non abbiamo mostrato gli atteggiamenti giusti. Totti? Ha giocato male, come gli altri. Tutti sotto tono. Ora occorre analizzare la situazione. Ogni duello mi consente di apprendere qualcosa in più di questo gruppo. Informazioni indispensabili per tentare di migliorare: so quello che devo fare». Primo punto all’ordine del giorno: chiudere i giocatori nel fortino giallorosso e cercare di compattare il gruppo in attesa del match-verità col Basilea. «Lo ha deciso la società - spiega - e mi trova concorde. Non amo i ritiri, ma nel nostro caso è indispensabile». Tutto chiaro, cristallino. Il progetto-Spalletti, fatto di «lavoro e normalità», dopo sei mesi è in alto mare. Si attendono risposte.