Giallorossi da favola: Spalletti, gioco e punti Totti, l’atteso riscatto

Tra i momenti più esaltanti c’è il record, poi eguagliato dall’Inter, delle undici vittorie consecutive

Esaltante. Ne esistono tanti di termini per descrivere in un amen il 2006 della Roma, ma siamo fermamente convinti che questa parola - «esaltante», appunto - possa racchiudere tutte le sensazioni del cuore giallorosso. Che ha gioito perché finalmente ha visto all’opera una squadra capace di produrre il miglior calcio facendo sposare in maniera perfetta la bellezza ai risultati. E poi... ammettiamolo. Chi fra i tifosi della «maggica» non ha esultato quando è scoppiato il bubbone-calciopoli? La Juve in B, la Lazio, il Milan e la Fiorentina, tutte invischiate... una storia da raccontare ai nipoti, con le rivali storiche detronizzate all’unisono. Cose dell’altro mondo.
Il momento più esaltante. L’undicesima vittoria consecutiva, ottenuta alle pendici di Monte Mario, ma in casa della Lazio. Inutile andare a cercare altre immagini, perché la corsa di Aquilani sotto la sud dopo la rete dello 0-2 inflitta a Peruzzi resterà indelebile nella memoria di tutti. Perché il fotogramma è stato passato migliaia di volte alla tv, e la radiocronaca delle marcature romaniste (per completezza di racconto: il primo gol venne segnato da Taddei) ancora oggi risuona nell’etere romano. Con qualche conduttore radiofonico (Max Leggeri) che si divertì addirittura a inserire nel contesto di una trasmissione romanista i gol di quel match raccontati da un giornalista laziale.
L’attimo sfuggente. Schiacciate il tasto «rewind» della memoria e tornate indietro di una settimana, da quel derby. Roma-Empoli, sulla carta una partita semplice. Forse per il risultato, non per Francesco Totti, che subisce l’incidente più grave della sua carriera. Il difensore Richard Vanigli gli azzanna i garretti. Frattura a livello del terzo medio del perone di sinistra, con associata lesione capsulo-legamentosa complessa del collo piede sinistro, questa la diagnosi. Per farla breve, tre mesi di stop e Mondiale a rischio. Un dramma sportivo per chi riponeva nella rassegna iridata il sogno di un riscatto in maglia azzurra e per chi sognava la quarta conquista iridata della Nazionale. Invece le cose si sistemeranno, poco alla volta, col numero 10 bravo nel forzare i tempi, capace di stringere i denti e di rimboccarsi le maniche quasi fosse un gregario. La Roma se lo coccola e Lippi lo convoca nel gruppo che, 24 anni dopo Conti e Pablito, riporterà in Italia la coppa del Mondo.
L’allenatore. Luciano Spalletti, ovvero l’uomo che ha cambiato le carte in tavola, dopo aver rinunciato alle faraoniche proposte della sua ex società, l’Udinese. Soprattutto il trainer capace di insegnare un nuovo modo di giocare al calcio, fondato sulla palla a terra (una rarità nel nostro campionato), sulle ripartenze, e sull’accorciamento degli spazi, su un football dove non esistono attaccanti di ruolo ma che regala la migliore produzione offensiva del campionato.
Il valore aggiunto. Francesco Totti. Causa infortunio ha giocato meno di tutti. Ma ha segnato 21 gol tra campionato e Champions, tra cui la perla di Genova.
E ora il mercato... Montella ha le valige pronte per andarsene, Tavano sta per approdare al Fulvio Bernardini. Fra tante incertezze (il mercato apre il 4 gennaio) sono le uniche due mezze verità, almeno per ora. Per sognare ci affidiamo a Mauro Esposito del Cagliari e al camerunense Thimothée Atouba. Buon anno.