Giamaica, il villaggio di James Bond

"Goldeneye", la villa in Giamaica dove Ian Fleming ha scritto i libri di 007, ora viene trasformata
in un mega resort di lusso: 85 case
e un investimento di 100 milioni<br />

Londra - Da villa dal modesto arredamento a resort a cinque stelle per vip. Goldeneye, la casa giamaicana del papà di James Bond, verrà ben presto trasformata in un villaggio turistico di lusso frequentato da stelle dello sport e da facoltosi uomini d’affari. Chissà se Ian Fleming, l’autore dell’agente segreto più famoso del mondo, ne sarebbe stato contento.

Lo scrittore amava spesso dire che la sua creatura non avrebbe mai visto la luce senza quella casa di vacanza in cui trascorse tutti gli inverni della sua vita. S’innamorò perdutamente dell’isola caraibica nel 1942, quando la visitò per la prima volta e fu allora che decise di acquistarvi un terreno dove quattro anni più tardi fu costruita Goldeneye, un nome preso a prestito da un’operazione di guerra che non venne mai messa in atto. In quella casa, arredata modestamente, Fleming scriveva come un diligente operaio al servizio delle parole, sempre chino sulla macchina da scrivere, a battere veloce sui tasti. Tre ore al mattino e una alla sera, «senza mai guardarsi indietro, se non per dare un’occhiata a piè pagina, giusto per vedere dov’ero arrivato». Quando non scriveva, faceva delle immersioni e annegava i dispiaceri amorosi in generose sorsate di Martini e whisky.

Nel 1952, quando iniziò a scrivere Casino Royale, l’autore di Bond non sembrava certo destinato a conquistarsi l’immortalità letteraria. Era un giornalista di mezza età alcolizzato che scriveva soprattutto per dimenticare il fallimento del suo matrimonio. Gli studi a Eton, a Sandhurst e nella City si erano rivelati un disastro e soltanto più tardi Fleming aveva trovato l’impegno nella Seconda guerra mondiale che combattè seduto a una scrivania come agente segreto della Marina Reale.

Lo scrittore amava Goldeneye per la sua scarna semplicità ma adesso, nel progetto d’ampliamento che la vedrà trasformata in un villaggio di 85 abitazioni vacanziere, sicuramente stenterebbe a riconoscerla. I lavori del piano - fortemente voluto dall’attuale proprietario Chris Blackwell, la cui madre fu l’ultima amante di Fleming - inizieranno questa settimana. I prezzi delle case andranno dai 750mila dollari fino ai 3 milioni, nel progetto sono compresi due ristoranti, un centro di salute e benessere, oltre a vari negozi. Finora la proprietà era rimasta un discreto hotel di dodici camere per vip, presidenti e divi di Hollywood. Nascosta ai più, si trova sulla costa nord dell’isola e vi si accede attraverso un semplice cancello di ferro, passando attraverso una foresta di alberi tropicali, molti di questi piantati da ospiti famosi come l’attore Johnny Depp e i Clinton. Le residenze per gli ospiti si limitavano a quattro semplici cottage in legno, mentre la casa originaria si trova su una scogliera con una vista mozzafiato sulla spiaggia. Sono in molti a temere che il progetto snaturi l’anima dell’antica villa. Non Blackwell, questo settantenne che fu anche lo scopritore di Bob Marley.

Si augura che il progetto aiuti la popolazione: prevede infatti la creazione di 1.500 posti di lavoro, in un’area dove i disoccupati sono il 70%. «La gente della Giamaica - ha spiegato - è stata alla base del mio successo e voglio restituire loro qualcosa. Manterrò intatta la casa dove Fleming scrisse i suoi libri, ma il futuro di questo posto è un villaggio turistico». Probabilmente Fleming, dovunque si trovi ora, non se la prenderà troppo. Goldeneye è un po’ come l’Isola che non c’è. Reale, irraggiungibile e sempre viva, nell’immaginario collettivo di molti di noi.