Gian Maria Vian: "Ma le tesi negazioniste sono inaccettabili"

Intervista allo storico che dirige "L'Osservatore Romano". "La decisione di Ratzinger è prima di tutto una mano tesa. Le dichiarazioni del vescovo Williamson vanno respinte"

Roma Quella di Benedetto XVI è «una mano tesa», un gesto «magnanimo» nella «linea della misericordia» sottolineata proprio dal Concilio Vaticano II. Ma le dichiarazioni negazioniste del vescovo Williamson «vanno respinte nel modo più assoluto. A poche ore dalla pubblicazione del decreto che revoca la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani, il direttore de L’Osservatore Romano, Gian Maria Vian, commenta con Il Giornale la notizia, sottolineando la coincidenza con il 50° anniversario dell’annuncio del Concilio, che ricorre oggi.

Che significato ha la decisione di Ratzinger?
«È una mano tesa, esprime il desiderio di sanare una lacerazione dolorosa, pur se limitata a gruppi molto ristretti della Chiesa».

L’unità con i lefebvriani non è però ancora raggiunta...
«Leggendo il commento al decreto reso noto dalla Sala stampa vaticana si comprende come questo gesto magnanimo sia stato compiuto dal Papa in vista del raggiungimento della piena unità. Il vescovo di Roma sta facendo tutto il possibile e lo dimostra accogliendo la richiesta di ritiro della scomunica che i vescovi gli hanno presentato».

Che cosa accadrà ora?
«Il decreto è un gesto unilaterale di Benedetto XVI. Ma il fatto che i vescovi abbiano chiesto il ritiro della scomunica sta a significare il desiderio dell’unità e il riconoscimento di una situazione di sofferenza per la situazione attuale. Non è facile immaginare quali saranno le conseguenze: si tratta di un gruppo molto ristretto se paragonato all’intera Chiesa cattolica. Il quotidiano francese Le Figaro, non certo ostile ai tradizionalisti, ha stimato attorno ai 200mila i fedeli della Fraternità. Ma la sostanza non cambia anche se fossero molti di più».

Questa decisione sarà letta in contrapposizione al Concilio?
«Mi auguro proprio di no. Va invece proprio nella linea della misericordia, sottolineata proprio dai Pontefici conciliari. Per questo ritengo, e lo scrivo nell’editoriale dell’Osservatore, che questo gesto di Benedetto XVI sarebbe piaciuto a Papa Roncalli e ai suoi successori. Ricordo che anche Paolo VI ha fatto molto per evitare una divisione che peraltro si è consumata durante il pontificato di Giovanni Paolo II, mentre Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede era l’allora cardinale Ratzinger, che pure ha tentato di tutto per evitare la frattura. Non è un caso che la revoca della scomunica arrivi nel 50° anniversario dell’annuncio del Concilio, dato da Giovanni XXIII il 25 gennaio 1959».

Uno dei vescovi lefebvriani, Richard Williamson, ha fatto alla tv svedese dichiarazioni deliranti, negando l’esistenza delle camere a gas e il massacro di milioni di ebrei. Che cosa ne pensa?
«Penso che si è trattato di affermazioni inaccettabili e stupisce che possano aver trovato credito in un ecclesiastico. Sono opinioni senza alcun fondamento, che vanno respinte nel modo più assoluto. Così come non è accettabile un atteggiamento ostile nei confronti dell’ebraismo, soprattutto dopo la Shoah».

La revoca della scomunica non rischia di dare credito a queste tesi?
«Assolutamente no. Williamson aveva fatto quelle dichiarazioni mesi fa, sono state ripescate ora con intento strumentale: ma il primo e vero responsabile è il vescovo che non doveva dire simili sciocchezze. In ogni caso la revoca della scomunica non significa, nel modo più assoluto, approvare le sue parole».