Gianelli pioniere delle scuole professionali

(...) diviene Parroco di S. Giovanni Battista e socio della Economica. Come socio è delegato a sovrintendere all'Ospizio Carità e Lavoro, e subito costituisce il «Consorzio delle Signore di Carità» perché trova che la scuola necessita di un aiuto «umano» a completamento di quello professionale.
Probabilmente, perché l'aiuto non era completo, dopo due anni fonda le Suore «Figlie di Maria Santissima dell'Orto», note come Suore Gianelline.
Bisogna dare merito a Stefano Rivarola, presidente della Società Economica, che fin dalla fondazione dell'Economica nel 1791, vuole convincere i suoi Soci che il vecchio sistema dell'apprendistato non è più adatto, ma le scuole professionali esistono solo nella lontana Inghilterra e la perplessità dei Soci dell'Economica può essere oggi da noi facilmente compresa.
Dopo aver atteso tre anni, a titolo personale S. Rivarola affitta nel 1795 dei locali in piazza S. Giacomo di Rupinaro e apre la scuola per insegnare a una decina di ragazze la lavorazione del lino con macchine nuove ed in modo da avere un prodotto eccellente. I soci dell'Economica, che avevano tergiversato per tanto tempo intervengono. Nasce così la prima scuola professionale in Italia che purtroppo con il nuovo governo della Repubblica Democratica Ligure che blocca l'iniziativa privata, non può proseguire nel terzo anno di corso.
Venti anni dopo è fondata una seconda scuola professionale. Nel 1815 per i Trattati di Vienna, la Liguria è annessa al Regno di Sardegna che blocca l'import di lino dal Lombardoveneto e pertanto bisogna passare ad un'altra materia prima per realizzare le tele, fonte di ricchezza per una parte considerevole della popolazione e secondo mestiere per le donne sposate. Viene scelto il cotone che s'importa dall'Egitto e dall'America.
La nuova seconda scuola professionale italiana nasce nel 1819 ed è battezzata «Ospizio carità e lavoro». Stefano Rivarola è così convinto della sua necessità, che non trovando locali idonei, mette a disposizione il piano terra della propria abitazione per realizzare i laboratori e i locali in cui ospitare le prime ragazze.
Per facilitare la presenza giornaliera delle ragazze è fondato un internato che non è gratis: le ragazze della provincia di Chiavari pagano £ genovesi 9, mentre quelle della provincia di Genova £ genovesi 12. Possono essere prese gratuitamente ragazze orfane o abbandonate, purché volenterose; il loro lavoro dovrà ripagare la retta.
Il socio don Antonio Maria Gianelli, destinato alla direzione dell'Ospizio Carità e Lavoro, porta nella scuola un nuovo elemento: la cura e la valorizzazione della personalità delle ragazze, curata poco dalle maestre preoccupate della professionalità. Pertanto costituisce un gruppo di Signore Chiavaresi che possano dedicare parte del loro tempo all'Ospizio per conoscere meglio le ragazze ed i loro problemi sia con la famiglia sia con la scuola.
La Società Economica che in quel momento aveva quattro classi di soci - i Corrispondenti, i Contribuenti, gli Ausiliari e i Filomati - costituisce un quinto gruppo chiamato «Consorzio delle Signore della Carità» e il 28 dicembre 1827 viene approvato il regolamento.
Il fatto di portare nella scuola questo nuovo elemento «umano» è così nuovo che viene spiegato solo all’art 7 comma 3 del regolamento, dopo aver sottolineato negli articoli precedenti che le Signore di Carità devono cercare nuovi finanziamenti e nuovi prodotti da insegnare alle ragazze. Il comma 3 sottolinea che le Signore devono preoccuparsi della salute delle ragazze, del loro comportamento con le Maestre, del decoro con cui si vestono e mantengono la propria biancheria. L'obiettivo principale è racchiuso nell'ultimo periodo del comma... «sentire particolarmente i loro propri bisogni...».
Queste cose oggi ci sembrano normali, ma non lo erano all'inizio dell'800.
Antonio Maria Gianelli, vedendo che le Signore della Carità non potevano dedicare all’iniziativa tutto il tempo e l'impegno che lui avrebbe desiderato, due anni dopo fonda le Suore «Figlie di Maria Santissima dell'Orto», che tutti conosciamo come Gianelline, perché potessero dedicare tutto il loro tempo ed il proprio impegno alle ragazze.
La scuola professionale resta sempre di proprietà e sotto la direzione della Società Economica, che da quel momento vuole esaltare la parte sociale e caritatevole.
Negli anni appresso sono costituite l'Associazione di Mutuo soccorso fra gli operai di Chiavari, il Ricovero di mendicità Torriglia, la fondazione dell'Asilo infantile e tutte portano avanti questo nuovo indirizzo di progresso rappresentato dalla socialità e dalla carità.
Un convegno di studio si svolgerà sabato prossimo presso la sala Ghio Schifini in via Ravaschieri 15 alle ore 10, per concludere l'anno in ricordo della prima partenza per l'estero delle sette suore Gianelline sotto la guida di Suor Caterina Podestà, suore inviate a creare la prima scuola in Sudamerica a Monteviadeo ben centocinquanta anni fa.
Il convegno è promosso dalla società economica di Chiavari (che nel 1819 ha fondato l’ospizio di carità e lavoro oggi istituto di studio e lavoro) e dall'istituto di studio e lavoro che ora gestisce questa opera presente nel comune da 188 anni.