Gianfranco: «No ai ribaltoni» Ma in rete finisce sotto accusa

RomaTerrorizzato dal voto e dalla linea dura del fronte Berlusconi-Bossi, Fini rallenta un po’. Tanto che il colonnello Bocchino arriva a non escludere l’ipotesi di un Berlusconi bis. «Il ribaltone è un sovvertimento della volontà popolare - dice Fini durante una lezione al liceo Orazio di Roma - Ma non credo che ci saranno ribaltoni». È la risposta a una domanda di una consigliera municipale che lo inchioda alle sue aspirazioni terzopoliste. Punto sul vivo, Fini però contrattacca e non rinuncia a graffiare il premier: «Ma cosa ne pensa lei di tante promesse non mantenute e di impegni disattesi da chi aveva promesso che la legge sarebbe stata uguale per tutti e poi si è occupato solo degli affari suoi?». E ancora, senza mai nominare Berlusconi: «La politica è onestà intellettuale, se si fosse più umili, se si pensasse che avere torto non è un complotto le cose andrebbero meglio». A questo punto Fini è stato di nuovo incalzato: «Presidente, la coerenza?». E lui: «C’è un momento la mattina in cui mi guardo allo specchio e mi dico che c’è un limite oltre il quale non si può andare, pena la dignità». Altra botta per Fini che quindi passa al contrattacco: «Per te evidentemente non c’è, ma è un problema tuo».
Dura la replica del Pdl che attraverso Sandro Bondi giudica «Sconcertanti le parole di Fini, soprattutto se si pensa che a pronunciarle è l’attuale presidente della Camera. Le regole della democrazia - continua - si sfibrano così, nel silenzio e nell’opportunismo delle diverse convenienze politiche». Mentre per Lupi «ha ragione Fini quando dice che “la politica è innanzitutto onestà intellettuale”. Allora inizi lui a essere intellettualmente onesto e spieghi agli elettori del centrodestra che lo hanno votato nel 2008 cosa è successo dal 29 settembre, quando Fli votò convinta la fiducia al governo, a oggi. Cosa è cambiato?».
Ma la «lezione» del presidente della Camera non è piaciuta neppure a tanti cittadini che, sul sito del Corriere della Sera, commentano le sue parole non proprio benevolmente. Certo, alcuni lettori lo incitano nella sua guerra di liberazione nazionale dal berlusconismo, ma la maggioranza degli interventi lo stronca: «Fini è un contenitore che può esser riempito con qualunque liquido. Preferisco un governo di sinistra, quella vera, a gente come Fini... E che moralità ha un soggetto simile? Montecarlo, i contratti per la famiglia in Rai, l’uso privatistico della carica...». Un altro lo inchioda: «L’umiltà, assieme alla coerenza, dovrebbe esercitarla lei che ha ridotto un partito col 12-14% a un misero 5% e ha promesso di dare le dimissioni se si fosse appurato che la casetta di Montecarlo era del cognato». Graffiante il commento di un terzo: «Più parla Fini più si capisce come l’apertura di questa crisi non abbia nulla di politico. C’è solo la rabbia di un uomo che aveva perso il potere gestito in An e qualche consiglio sbagliato di cognati e suocere».
Un tale Francesco sottolinea l’anomalia finiana (che stasera comizierà a Ballarò su Rai3) per la carica istituzionale da lui ricoperta: «Un presidente della Camera che non è super partes non è normale in un Paese democratico. E se poi in futuro lo facesse un esponente del Pdl? L’Italia è un Paese di ipocriti». Mentre un tal «Indomito» scrive: «Bertinotti quanto a senso istituzionale dà a Fini parecchi punti. Sarà anche stato comunista ma sapeva distinguere il dovere istituzionale dalle proprie misere e meschine brighe personali». Un altro lettore, decisamente di destra, invece fa mea culpa: «Mi spiace solo di averlo votato in passato. È proprio vero, non ci si può fidare di nessuno, neanche del delfino del grande Almirante». Ruvido un altro lettore: «Ma questo tizio come si permette in veste di presidente della Camera di rivolgersi in questo modo a un’altra carica dello Stato? Napolitano dov’è? E Di Pietro? Ci vuole onestà intellettuale, dice. Aggiungo: ci vuole una bella faccia tosta!». E ancora: «Lei ha fondato una forza di opposizione da presidente della Camera, si sostituisce al Colle dicendo che non si andrà alle elezioni, gestirà l’eventuale crisi di governo da protagonista interessato. Questo le pare onesto intellettualmente?».