Gianfry and Company fanno i conti senza l’oste elettore

Gentile dott. Granzotto rimango allibito dalle dichiarazione degli onorevoli «camerati finiani» nei confronti del governo e in particolare del premier che sino a prova contraria li ha fatti emergere, politicamente ed economicamente, dalle loro insignificanti e sconosciute attività politiche. Dibattono in televisione con atteggiamenti spocchiosi filo-progressisti, convinti di avere la capacità di prendere le redini e governare la situazione politica ed economica del Paese. Mi chiedo se queste aspirazioni siano suffragate dalle loro capacità politiche, ma anche dai numeri in loro possesso. Ho l’impressione che non abbiano grande attitudine per la matematica. Infatti questi personaggi provengono tutti da An che al massimo del suo splendore non ha mai superato il 12 per cento. Ipotizziamo, benevolmente, che alle prossime elezioni ottengano una percentuale dignitosa del 7-8: da soli non raggiungeranno l’obbiettivo d’insediare il loro mentore alla presidenza del Consiglio. Probabilmente faranno alleanze col fantomatico centro per poter raggiungere il 15-18. Ipotizzando che governino insieme a una coalizione con Pd, Idv ecc. (Ulivo di centrosindestra), sono forse convinti di poter ottenere più poltrone e quindi maggior potere rispetto a quelle ottenute con quel diavolo di Berlusconi? Fantapolitica! Sono convinto che trattasi di bluff da smascherare velocemente per evitare tracolli come la Grecia e la Spagna progressista, richiamando alle urne il popolo italiano che non si è dimostrato molto tenero nei confronti dei sabotatori di turno (vedi Bertinotti, Ferrero, Diliberto e compagni).
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Anche le pulci hanno la tosse, caro Floris. D’altronde questo è il loro grande momento: sono al centro dell’attenzione e dell’interesse, per lo più peloso. Sono, agli occhi dei «sinceri democratici», i più utili degli «utili idioti» e, a quelli dei bamba democratici, degli eroi. Un po’ meno bamba dei propri estimatori, ma siamo lì, i finiani sanno che ora o mai più. Nel senso che fatto quel che brigano di fare, togliere di mezzo Berlusconi, sempre che ci riescano e io non ci scommetterei, hanno chiuso. Fermatesi le bocce, un Briguglio o un Bocchino, che oggi tengono la scena come «o’ pazzariello» i vicoli di Napoli, («Populaziò! Attenziò!...») torneranno nell’anonimato dal quale hanno fatto capolino per pubblicizzare la merce. Perché vede, caro Floris, i finiani possono recitare quanto vogliono le lodi di una nuova politica forgiata sul maglio intellettuale del Capo. Possono sì attingere alla rubrica «Strano ma vero» della Settimana Enigmistica per trovarvi i concetti atti a magnificare il modello economico e sociale elaborato da Fini e dai suoi cari nel tinello di via Val Cannuta. Ma sono parole alle quali, - esclusa la D’Addario che da brava escort visto un piatto ci si ficca, si vedrà poi se è ricco o meno - non credono nemmeno loro. Come lei dice, caro Floris, i farefuturisti non hanno l’ambizione di tracciare il solco o, come sentenzia comicamente Fini, di moralizzare il Paese. Si limitano ad aspirare a un posticino al sole dal quale, poi, vendersi al miglior offerente. Destra, sinistra, centro poco importa: importa chi, in posti di potere, poltrone, poltroncine e strapuntini, offre di più. Un compagnia di ventura della quale Fini torna a essere quel capetto che era in via della Scrofa. Altra, beninteso, è la sua ambizione: quella di farsi re. Però gli sta già andando storta. Fatti due conti e avvedutosi che a correr da solo rischia la fine dei Pecoraro Scanio, desaparecido, s’è impancato con Casini e Rutelli al fine di formare una terza force de frappe. Casini, assai meglio accasato e disinvolto politicamente, gli mangerà in testa. Rutelli, più simpatico e disincantato, gli darà del lungo rubandogli la scena. E a Fini non resterà che meditare, magari nei weekend a Montecarlo, sui rischi che si corrono nel voler fare il passo (dell’oca) più lungo della gamba.
Paolo Granzotto