Gianluca Grignani arpeggi elettrici tra amore e sogni

Il cantautore milanese questa sera al MazdaPalace con un megashow tra pop melodico e rock cercando il passato

Antonio Lodetti

I fan tirano un respiro di sollievo. Eccolo, finalmente, Gianluca Grignani con l’anteprima del suo tour; il concerto era stato rinviato il 29 ottobre scorso ed ora (restano validi i biglietti acquistati allora) va in scena questa sera al MazdaPalace con replica martedì al Palalottomatica di Roma.
Lo show sarà un riassunto, a cavallo tra pop melodico e rock, tra suoni acustici ed elettrici, che scava a ritroso verso Destinazione paradiso (dieci anni fa più di due milioni di copie vendute e si sofferma poi sui brani dell’ultimo cd Il re del niente, uscito in due versioni: una normale e la seconda «special edition» che (oltre alle quattro «bonus track» Cammino in centro, Un altro film, 100.000 giorni fa, Bambina dallo spazio) conteneva anche un coupon per ritirare un biglietto per lo spettacolo.
Come sempre Grignani racconta con schiettezza i tipici temi della retorica giovanilistica: l’amore, la ribellione, le delusioni, i sogni. Pezzi di vita che incolla sopra testi e musiche ora iniettate di chitarre distorte, ora liquefatte su morbidi arpeggi perché «alle mie radici ci sono i Beatles ma anche Lucio Battisti che sposava la melodia con gli accenti rhythm and blues».
Alcuni suoi album come La fabbrica di plastica e Campi di pop corn hanno venduto sotto le aspettative, ma hanno sensibilmente alzato la sua credibilità artistica, che Grignani capitalizza canzone dopo canzone, concerto dopo concerto. Domani sul palco, a dare l’imprimatur al concerto, dovrebbe salire Roberto Vecchioni per cantare in duo Luci a San Siro e probabilmente ci sarà anche qualche altro ospite a sorpresa. Ma i fan più incalliti aspettano lui, la sua voce grezza, le sue ballate, la sua band.
Quali le emozioni e le aspettative per questo tour?
«Non mi piace la ripetizione, il già visto e già sentito. Mi auguro di provare emozioni nuove, di vivere cose mai successe».
Cd più coupon d’ingresso la concerto: un’iniziativa curiosa, una nuova strada per combattere la crisi nella musica?
«Un’idea interessante, per di più ha funzionato e questo per me è un buon inizio, un buon presagio per la tournée».
Un bilancio sul Re del niente.
«Buono. Sono contento di ciò che ho scritto, di come presento i brani dal vivo e di come è stato accolto dal pubblico».
Sei dischi e due raccolte uguale successo. Si sente appagato? Quali sono i suoi stimoli per andare avanti?
«No, non mi sento affatto appagato, ciò che conta è che la mia musica rifletta sempre il mio pensiero e la mia anima, quello che sento e ciò in cui credo. I nuovi stimoli? La canzone che scriverò domani».
In 100.000 giorni fa racconta una Milano fredda e nemica.
«È una storia vera legata alla mia adolescenza, per fortuna, appunto, si parla di centomila giorni fa».
Dopo i Beatles e Battisti quali sono le sue maggiori fonti di ispirazione?
«Sono tantissimi. Per sintetizzare: tra gli artisti storici Doors e Pink Floyd, poi i Radiohead e i Verve e in Italia Vasco Rossi».
Cosa le piace di più e cosa non sopporta nel mondo del rock?
«Non so neanche cosa sia il rock, vado avanti per la mia strada senza etichette».
Quali sono i suoi libri preferiti?
«Anche qui l’elenco sarebbe infinito. Tra quelli recenti senz’altro Jonathan Strange & il signor Norrell di Susanna Clarke».
Lei è un grande tifoso dell’Inter: deluso anche quest’anno?
«Mi sono dato al tennis».
Un progetto e un sogno?
«Portare e diffondere la buona musica italiana all’estero».