Gianna Nannini: «Con la mia voce una mostra d’arte contemporanea»

L’altro volto di Gianna Nannini. Quello che, lontano dai grandi palcoscenici del rock «bello e impossibile» si dedica alla ricerca nell’arte contemporanea, nella fattispecie nel rapporto tra «forma e suono». Il progetto è nato circa due anni fa con la creazione di «Bunkerart», uno spazio che la Nannini gestisce al numero otto di via Bellezza in sinergia con «RAM-radioartemobile», piattaforma per l’arte contemporanea fondata a Roma da Mario Pieroni e dedicata alla ricerca sonora e ad attività espositive internazionali. Oggi, e solo per oggi, la rockstar presenta alle 19 la sua mostra intitolata «Fotocopiami la voce», installazione sonora affiancata dall’opera dell’artista visivo Emilio Prini. Si tratta del quarto intervento che la Nannini effettua con artisti contemporanei, dopo quelli con Michelangelo Pistoletto, Carla Accardi e Getulio Alviani.
L'installazione sonora di Gianna Nannini – in collaborazione con Alberto Bettinetti – ha come tema la voce, la sua, che frammentata e scomposta nei suoi diciassette suoni viene moltiplicata, ripetuta e ritrasmessa. Al centro della stanzaa l’opera di Prini come metafora dell’incotro tra un’esponente della musica e uno delle arti visive. «Nessuna apparecchiatura può realmente catturare l'immagine della voce -spiega Bettinetti- e nessuna immagine può ritradursi a sua volta nella voce unica di Gianna». Il tema comune tra le due opere è l’utopia, ovvero, come sottolinea il fondatore di Ram Mario Pieroni, «la sottile intersezione tra l’invisibile e l’inaudibile».
Gianna Nannini crede molto nel progetto e precisa: «La voce è intraducibile, è frammento sonoro ed esistenziale di epoche che si sovrappongono e oppongono fino a diventare marchio indelebile di suono, onda unica e irripetibile. Questo suono quando ha un timbro uno stile proprio è incopiabile, ha un identità di appartenenza a un luogo, a uno spazio non inscrivibile. La voce ferma l'emozione di un popolo in un canto, ma la voce che non vedi contiene la visione di ciò che Omero, nella sua oralità nascosta, immerge e colloca in un passato: ora è una volta, il passato dimentico dell'immortalità della voce ferma il suo flusso nella registrazione».