«Gianni? Faceva controinformazione e studiava karate»

«Gianni Alemanno è un altro dei ragazzi di via Sommacampagna».
Che vuol dire «un altro», on. Teodoro Buontempo?
«Intendo dire che nella sede del fronte della Gioventù si formarono ragazzi che si chiamavano Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri...».
Cosa ricorda di Alemanno da giovane?
«Cominciò a frequentare la nostra sede in compagnia della sorella, che era una nostra militante. Se non sbaglio faceva il primo anno al “Righi”».
Erano tempi duri...
«Certo. Il Righi era di fronte al Tasso, che era una roccaforte dei comunisti. I tafferugli e gli scontri erano all’ordine del giorno e si correvano seri rischi. Gianni, tra l’altro, sembrava un ragazzo un po’ timido».
Vuole forse dire che non prediligeva lo scontro fisico?
«No, no. Anzi, mi pare di ricordare che avesse una passione per le arti marziali. Credo che praticasse il karate».
Insomma, era uno che non si tirava indietro?
«Certo, in quel periodo, per frequentare il Fronte ci voleva una buona dose di coraggio. Alemanno, comunque, era uno che usava il cervello fin da ragazzo. Ricordo che girava spesso con una maxi-cartella nella quale teneva documenti, volantini e giornali studenteschi. Era appassionato di comunicazione».
Alemanno giornalista?
«Be’, le prime esperienze le fece proprio in via Sommacampagna, dove io avevo fondato Radio Alternativa. Andavamo in onda fino a notte inoltrata e in quel periodo facevamo la rassegna stampa con i titoli dei quotidiani del giorno successivo che riuscivamo a procurarci solo grazie alla complicità con alcuni dipendenti delle ditte che si occupavano della distribuzione di giornali».
Radio come strumento di informazione o di battaglia politica?
«Ricordo chiaramente che Alemanno trascorse nottate intere a lavorare a Radio alternativa per fare controinformazione in occasione degli assassinii di Paolo Di Nella e Francesco Cecchin, due nostri giovani militanti a lui vicini, vittime della violenza cieca degli anni di piombo».