Gianni Galassi esplora le metropoli «metafisiche»

«Devo molto ai cieli immacolati e alle piazze di de Chirico, di cui ho sempre amato il senso di inquieta sospensione di fronte alla realtà», dice di sé il fotografo Gianni Galassi che, attraverso le sue immagini, vuole suggerire una percezione trasfigurata del mondo fisico. La mostra Square, presso la Galleria Luxardo (via Tor di Nona, 39) fino al 7 marzo, ci mostra le sue geometrie pure, che rimandano alla pittura metafisica, ma anche a Escher per il gusto di incastri e prospettive e ai fotografi della Nuova oggettività» del Bauhaus tedesco. Square vuol dire quadrato, nel senso di «geometricamente stabile», e in effetti le fotografie esposte sono dei quadrati, di cm 60 x 60, che raffigurano paesaggi industriali d’epoca, costruzioni moderne e soprattutto dettagli architettonici come pareti, facciate, scalinate, rientranze, aperture, ringhiere. Ciò che lo ispira sono i contrasti di luci e ombre, i pieni e i vuoti. Un universo fatto di cemento, pietra, mattoni, i cui colori sono enfatizzati dalle condizioni di luce. I colori prediletti sono il nero, che è il non-colore per definizione, e l’ocra-arancio ripreso nelle ore che seguono immediatamente l’alba o in quelle che precedono il tramonto. I soggetti dei suoi scatti si trovano soprattutto a Roma e dintorni, ma anche in Francia e in Spagna. Dai portici dell’Eur al condominio dell’ex Pantanella, dalla teca dell’Ara Pacis, ai cantieri e viadotti della periferia romana, dal ponte levatoio di Fiumicino a una inconsueta scalinata del municipio dello stesso comune, dal loggiato di Valencia di Calatrava al teatro di Aix en Prevence, ai condomini di Antibes, tutto ci parla di linee essenziali, di sospensione del tempo e, di «ricerca della razionalità che si nasconde dietro ciò che ci circonda». Orario: da martedì a sabato ore 16-19.30.