Gianni (Prc): «Niente tagli e manovra dimezzata»

Il sottosegretario allo Sviluppo: «I fatti stanno dando ragione a noi, che il Dpef non l’abbiamo firmato, non a loro»

Laura Cesaretti

da Roma

Dimezzare la portata della Finanziaria e rinunciare ai tagli di spesa per puntare tutto sullo sviluppo: è questa la richiesta che Rifondazione mette sul tavolo di Prodi e Padoa-Schioppa. Chiedendo per fine agosto un vertice dell’Unione che ridiscuta tutta l’impostazione economica del governo.
«Perché il quadro su cui si è finora ragionato è drasticamente cambiato», spiega Alfonso Gianni, responsabile economico del partito di Bertinotti e oggi sottosegretario allo Sviluppo economico.
Cambiato in che senso?
«C’è un fattore negativo, che è l’aumento dei tassi deciso dalla Bce, che prelude a nuovi aggiustamenti che lo porteranno attorno al 3,5%: e questo significa un considerevole incremento del costo del debito e un aggravio per le condizioni di vita di chi ha contratto mutui a tasso variabile. E poi c’è il dato positivo, che è l’incremento delle entrate fiscali che non era affatto previsto dal Dpef».
Cdl e Unione si litigano il merito di questo incremento. Lei a chi lo dà?
«Certo non al governo precedente, di cui non ricordo misure anti-evasione. Ma nemmeno all’amico Visco, che non è certo un mago: non può aver provocato in anticipo gli effetti positivi delle sue iniziative. Diciamo che è merito di un clima generale di maggior serietà e rigore, che ha spinto molti a versare quel che non avrebbero versato. Certo è che quando è stato concepito il Dpef questi elementi non erano noti, né prevedibili».
E ora che sono noti, che dovrebbe fare il governo?
«La cosa peggiore che potrebbe fare è non prendere atto che il quadro è cambiato. Quindi a fine agosto, o al massimo ai primi di settembre, la maggioranza deve aprire una riflessione seria che deve sfociare in una rimodulazione della Finanziaria. La cui portata va considerevolmente ridotta».
Sta chiedendo a Padoa-Schioppa di cambiare completamente linea?
«Padoa-Schioppa è uomo di solide convinzioni, ma la storia è piena di uomini di solide convinzioni che cambiano idea di fronte ai fatti. Può farlo anche lui: spero che il dibattito monti e che il generale Agosto porti consiglio. Anche perché i fatti stanno dando ragione a noi, che il Dpef non lo abbiamo neppure firmato, e non a loro».
Veramente anche Prodi dice che, fisco o non fisco, l’impostazione rigorista della Finanziaria non si tocca.
«Personalmente, ritenevo sbagliata quell’impostazione dall’inizio. E con me molti economisti, che hanno firmato la mia proposta di limitarsi a stabilizzare il debito, anziché ridurlo, usando l’avanzo primario per far ripartire i consumi, alzare i redditi e dare incentivi alle imprese. Questo permetterebbe una Finanziaria più leggera, entro i 20 miliardi anziché i 35-40 previsti dal ministro, e consentirebbe di eliminare ogni taglio alle grandi voci di spesa sociale, dalla sanità alle pensioni, puntando tutto sulle entrate fiscali e sulla razionalizzazione dei risparmi. A cominciare da noi: ben venga il taglio del 10% al mio stipendio, per dire. Lo pensavo allora, e il boom di entrate conferma le mie convinzioni. Spero che smuova anche quelle di Padoa-Schioppa».
Che dovrebbe fare il ministro dell’Economia?
«Ricredersi sul fatto che sia necessario dare un segnale immediato alla Ue: ora abbiamo la forza di spiegare all’Europa che i conti pubblici vanno meglio e che può fare a meno di strangolarci, visto che per responsabilità della Bce pagheremo più interessi».
Quindi niente rientro dal debito?
«Stabilizzazione del debito e niente tagli a sanità e pensioni: l’idea di aumentare l’età pensionabile è una sciocchezza, il problema è aumentare la base occupazionale. E poi rilancio dei consumi, attraverso l’aumento dei redditi e la restituzione del fiscal drag».
E alle imprese?
«Bisognerebbe proporre un patto a Montezemolo: riduzione del cuneo fiscale generalizzata, come chiede Confindustria, però il 51% va in tasca ai lavoratori».