Gianni Togni, il cuore giallorosso è sempre di moda

Regala sensazioni indescrivibili con poche parole pensare che i successi della Roma di inizio anni Ottanta coincidano pressappoco con il boom discografico di Gianni Togni, che uscì in quegli anni con «Luna», canzone cult amata al punto che i tifosi giallorossi - fantasia irrefrenabile - studiarono sulle note musicali di quel pezzo un coro da curva fra i più gettonati: E forza Roma facci un gol/ io griderò/ e dal profondo del mio cuor/ io ci sarò.... Roba da brividi per uno come lo stesso Togni, artista che ha sviluppato un rapporto endemico con la squadra e soprattutto con la sua città. «Quel coro da stadio è un’emozione particolare che mi lega ancor più ai colori della squadra», spiega il cinquantunenne (ma sembra ancora un ragazzino!) musicista capitolino. Che guarda ancora oggi il mondo dal suo oblò, ovviamente con maggiore esperienza rispetto a un quarto di secolo fa.
Vista la sincerità, le pongo subito la domanda delle cento pistole: meglio Mazzone o Spalletti?
«È un interrogativo imbarazzante, da una parte c’è il cuore che risponde, dall’altro la mente. Sor Magara è stata la persona che ha incarnato il senso popolare di questa squadra e di questa città, e la sua passione è stata un’icona perfetta per i tifosi. Ma la bilancia punta di più verso Spalletti».
Per la coppa Italia e la Supercoppa?
«Non solo per quello. Spalletti è una persona colta, uno di quelli che va in profondità, che analizza e ragiona sulle cose. Soprattutto è un uomo che è stato capace di dare un equilibrio e una stabilità particolari all’interno dello spogliatoio. Sono schietto: è una persona che vorrei conoscere e non solo per uno scambio di idee sugli schemi di gioco, perché è una persona di buona cultura».
Qual è il calciatore cui lei si sente maggiormente legato?
«Sarebbe scontato rispondere Falcao o Totti. Che comunque sono due icone per i tifosi. Però le aggiungo anche Luigi Garzya per via di una vecchia e consolidata amicizia. E con lui Cerezo, che non sarebbe dovuto andar via. Ma non posso dimenticare Damiano Tommasi. È stato un giocatore serio, un professionista esemplare. Dove lo trovi uno che si riduce lo stipendio al minimo salariare perché si sente in debito col club? Lui nel suo campo ha fatto un po’ le cose che ho fatto io, abbiamo fatto scelte simili».
Se fosse stato un calciatore chi avrebbe voluto essere?
«Un trequartista, meglio, un fantasista, uno alla Zola, alla Baggio, per intenderci. Uno di quei giocatori che la Roma non ha mai avuto».