Gianpi contro Lavitolaper l'intervista a Santoro

L'imprenditore barese ha presentato un esposto per chiarire se nell'intervista rilasciata dal giornalista a Santoro ci siano gli estremi per il favoreggiamento personale

Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese coinvolto nell'inchiesta per la presunta estorsione ai danni dell'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, ha presentato oggi una denuncia alla Procura di Roma per verificare se, nell'intervista rilasciata da Valter Lavitola al Servizio Pubblico di Michele Santoro, siano ravvisabili gli estremi per il reato di favoreggiamento personale.

L'intervista a Lavitola era andata in onda il 3 novembre scorso. In merito alle parole pronunciate dal giornalista, Tarantini chiede che siano verificate anche "le modalità attraverso le quali è avvenuto il contatto tra la direzione della trasmissione ed il Lavitola". Lavitola è stato dichiarato latitante dagli inquirenti di varie procure: Napoli, Bari e Roma, che hanno indagato su di lui. L'ipotesi di reato che gli si contesta è quella di concorso - insieme allo stesso Gianpaolo Tarantini - nella presunta estorsione ai danni dell'ex Premier.

Tarantini ha già trascorso alcuni giorni in carcere, mentre Lavitola risulta tuttora irreperibile. Nei suoi confronti il gip del Tribunale di Napoli ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare. Secondo quanto affermato da Tarantini, dalle parole pronunciate durante l'intervista di Servizio Pubblico emergerebbe "non solo come sia stato consentito a Lavitola di sfruttare un potente mezzo di diffusione del pensiero", ma anche un'accusa più grave. Santoro e la sua squadra, permettendo a Lavitola di dare la sua versione dei fatti, avrebbero infatti inciso sulle "possibili versioni delle altre persone che ad oggi non risultano essere state ascoltate dall'autorità giudiziaria".

Nella denuncia è citato anche Enrico Mentana, che in precedenza aveva intervisto Valter Lavitola su La7. Il giornalista si era collegato dal luogo in cui presumibilmente sta trascorrendo la sua latitanza.