Ma il Giappone ci ha scippato l’uomo anti-cancro

L’Italia non ha voluto sperimentare la ricerca del professor Buzzi: «Il ministro della Sanità mi ha incontrato ma poi tutto è finito nel nulla»

nostro inviato a Ravenna

Il Nobel a Capecchi? Un riconoscimento che inorgoglisce, certo. Ma che rimbalza come un boomerang sulle pareti di gomma di un’Italia che non fa nulla per incoraggiare i ricercatori che hanno più talento e idee. E, proprio mentre i commenti sul premiato italoamericano si portano appresso, all’unisono, questa amara constatazione, ecco che incassiamo un altro autogol: il Giappone approva, e quindi sperimenterà sull’uomo, la terapia anti-cancro, messa a punto dal medico ravennate Silvio Buzzi che nel Paese dove è nato, ha studiato e lavorato come ricercatore per una vita, ha incontrato e incontra ostilità e indifferenza. Come si è giunti a questa svolta lo racconta lo stesso Buzzi nell’intervista che pubblichiamo qui accanto ma la sua scoperta, i traguardi cui lo ha condotto la sua ostinazione professionale e scientifica meritano di venir ricordati almeno sinteticamente. Dopo un’intuizione avuta in sala operatoria quarant'anni fa (che lui stesso svela nel libro autobiografico Il Talco sotto la Lampada, Ares edizioni) il ricercatore ravennate ha deciso di inseguire a ritroso il percorso della tossina che provoca la difterite, arrivando ad accertarne la sua valenza antitumorale.
Un’opportunità legata a doppio filo con il Crm 197, una replica della tossina difterica alla quale è stato sostituito l’unico aminoacido nocivo dei 535 che la compongono. Buzzi ha testato il Crm197 su 600 malati, casi descritti in uno studio pubblicato da Cancer Research nell’82, iniettando direttamente la tossina difterica. E su altri 400 la tossina bollita, atossica al pari del Crm 197. Usando il Crm 197 contro il cancro nel 30 per cento dei casi ha ottenuto una riduzione del tumore: dal 50 per cento fino alla completa guarigione. Anche se ha sempre ripetuto che il Crm 197 «non è la vittoria sul cancro ma solo un contributo alla lotta». Le sue ricerche sono finite su Cancer Immunology e The Lancet e, fresco di stampa, anche su Therapy. Che sono qualcosa di simile a delle bibbie scientifiche. C’è stato anche il timido tentativo di avviare un test sperimentale sul melanoma in un ospedale in Toscana. Ma, evidentemente il ministero, l'Agenzia del farmaco, e anche la Novartis, che possiede la molecola-chiave, non se la sentono di credere al dottor Buzzi.
E nemmeno di concedergli anche una goccia di quella sostanza. Pensate che dal 1997 al 2003 Buzzi ha dovuto pietire per averne 700 milligrammi. Poi più nulla. E nessuno tantomeno il ministro della Salute, Livia Turco si è preso la briga di ascoltarlo per saperne di più sulle sue intuizioni. E quando, era il 19 aprile, il dottor Buzzi è stato convocato a Roma nella sede dell'Aifa l'agenzia italiana del farmaco, è stato solo per sentirsi ordinare di smetterla di strepitare per aver qualche fiala del suo benedetto Crm 197. E di starsene lontano dai giornali, dagli ospedali e dalle aziende farmaceutiche che potrebbero aiutarlo. Così ci hanno pensato i giapponesi a soffiarcelo. In maggio era venuta a Ravenna una delegazione di ricercatori e oncologi per conoscerlo e ascoltarlo. Dopo le sue «lezioni» annunciarono che a novembre sarebbero partiti con la sperimentazione. Detto e fatto.