Giappone, continua l’allarme nucleare: chiusa la centrale

Gestori dell’impianto sotto accusa: scoperchiati cento barili pieni di scorie

Nel giorno del sisma erano arrivate le rassicurazioni: nel Mar del Giappone si è riversata «una quantità minima di acqua pesante» e la «lieve fuga radioattiva non comporta alcun pericolo per l’ambiente». Ma da ieri, mentre oltre un migliaio di poliziotti sono ancora impegnati a scavare fra le macerie delle case di legno distrutte dalle onde sismiche, il Giappone vive un allarme persino peggiore del violento terremoto che lunedì ha colpito il centro-nord del Paese, concentrandosi nella provincia di Niigata. È il rischio nucleare, per la radioattività che, a dispetto delle dichiarazioni iniziali e delle rassicurazioni del primo giorno, si è sprigionata nell’area, senza che venissero prese adeguate contromisure, salvo lo spegnimento automatico di quattro dei sette reattori della centrale Kashiwazaki-Kariwa, colpita dal terremoto poiché a pochi chilometri di distanza dall’epicento.
È proprio qui, nell’impianto più grande del mondo, che produce il 35 per cento dell’energia del Paese, che potrebbe annidarsi la peggiore insidia del dopo-terremoto.
All’indomani della scossa che ha provocato nove morti e quasi un migliaio di feriti, il governo di Tokyo ha imposto la chiusura a tempo indeterminato della centrale, dalla quale sono certamente fuoriusciti 1.200 litri di acqua radioattiva e si sono sprigionate nell’atmosfera sostanze fossili come cobalto-60, iodio-129 e cromo-51. L’impianto - ha precisato Akira Amari, ministro dell’Economia - rimarrà bloccato finché non verrà stabilito con certezza che il suo funzionamento non può creare pericoli. Sotto accusa è finita la Tepco, la Tokyo Electric Power, che gestisce la centrale e che ha fornito con ritardo e in modo incompleto le informazioni sui danni subiti dai reattori, dove dopo la scossa era scoppiato un incendio che ha provocato la prima e più nota fuga radioattiva. La società è stata reticente su due fronti: ha annunciato di aver spento l’incendio immediatamente, mentre le fiamme sono state domate solo dopo qualche ora e aveva parlato in un primo momento semplicemente della perdita di «un litro e mezzo» di acqua «leggermente radioattiva».
Intanto la preoccupazione sale anche per un altro episodio: la caduta dai siti di stoccaggio di un centinaio di fusti contenenti scorie nucleari a basso livello di radioattività, che potrebbero essersi rovesciati e - come riferiscono i media giapponesi - sarebbero ora scoperchiati, con un rischio elevato di fuga di radiazioni.
Tutto questo insieme di reticenze e imprecisioni stanno spaventando i giapponesi. Tanto che il primo ministro Shinzo Abe è intervenuto in modo fermo sull’argomento: «Credo che le centrali nucleari possano funzionare solo con la fiducia della gente». Per questo «quando succede qualcosa, i loro gestori devono riferire in maniera completa e veloce». Infine il timore dopo la scoperta più preoccupante: l’impianto di Kashiwazi era antisismico, ma se i reattori hanno retto bene, altre componenti della centrale non lo hanno fatto. Un’insidia non da poco in un Paese che assiste spesso a violente onde sismiche.
Mentre l’emergenza nucleare resta al centro dell’attenzione, il Giappone intanto fa i conti con le devastanti conseguenze del terremoto, uno dei peggiori degli ultimi anni, che se non ha provocato un alto numero di morti (le vittime sono sei donne e tre uomini fra i settanta e gli ottant’anni), di fatto ha messo in ginocchio la provincia più colpita, quella di Niigata. Circa 13mila persone sono rimaste senza casa, 50mila senz’acqua, 35mila senza gas, 27mila senza elettricità. Sul posto sono impegnati 450 soldati e 120 mezzi per le attività di soccorso, nella speranza che fra le macerie si trovino dei sopravvissuti. Ma le operazioni di intervento potrebbero farsi ancora più complicate nei prossimi giorni, quando pesanti piogge - così dicono le previsioni - potrebbero abbattersi sulla zona, provocando smottamenti di terra e fango. E il Paese, dopo lo stop imposto dal governo all’impianto nucleare all’origine dell’allarme, rischia di ritrovarsi a corto di energia elettrica, nel pieno della stagione estiva, quando i consumi raggiungono il loro picco.