Il Giappone e la crisi: pronti 55 miliardi di euro, exit strategy lontana

I tempi della exit
strategy sono ancora lontani in Giappone. Il governo ha varato un altro maxi-piano di stimolo per l’economia del
controvalore di 7.200 miliardi di yen a sostegno della ripresa, ancora in equilibrio
precario, nel pieno delle preoccupazioni sulla deflazione e sul deterioramento dei conti pubblici

I tempi della exit strategy sono ancora lontani in Giappone. Il governo ha varato un altro maxi-piano di stimolo per l’economia del controvalore di 7.200 miliardi di yen (circa 55 miliardi di euro) a sostegno della ripresa, ancora in equilibrio precario, nel pieno delle preoccupazioni sulla deflazione e sul deterioramento dei conti pubblici. L’entità delle nuove spese è pari all’1,5% circa del Pil, nonostante le pesanti stime sul gettito fiscale dell’esercizio in corso. Il ministro delle Finanze, Hirohisa Fujii, ha spiegato di attendersi entrate in calo, a causa della crisi, per 36.900 miliardi (9.100 in meno dell’ipotesi precedenti), da compensare con l’emissione record di titoli di Stato per 53.500 miliardi. Per la prima volta dalla fine della Seconda guerra mondiale, quindi, l’indebitamento dell’esercizio corrente supererà il gettito, mentre lo stock del debito doppierà il rapporto con il prodotto interno lordo nell’esercizio 2010-2011.

«La situazione dei conti è estremamente seria», ha ammesso Fujii. In più, il governo guidato dal partito Democratico del premier Yukio Hatoyama ha deciso di ritoccare al rialzo il pacchetto all’ultimo minuto, da 7.100 a 7.200 miliardi, per superare le resistenze di uno dei partitini della coalizione di maggioranza, il New Peoplès Party, che voleva più impegno per le economie regionali. Il leader Shizuka Kamei, ministro dei Servizi finanziari, ha mostrato poco entusiasmo per le decisioni prese, chiedendo un extra-budget di 8.000 miliardi, malgrado più della metà delle risorse siano destinate a livello locale (3.500 miliardi, di cui 3.000 di tipo fiscale e 500 di opere pubbliche). Per il resto, attenzione alla nuova occupazione (600 miliardi), alle pmi (fondi non meglio definiti) e ai consumi (800 miliardi, inclusi gli incentivi alle auto verdi), favorendo i beni ecologici e a basso impatto ambientale. Il valore complessivo del pacchetto, il secondo dopo i 15.000 miliardi decisi dal precedente esecutivo Liberaldemocratico, può toccare il valore record di 24.400 miliardi, considerando i provvedimenti che non richiedono erogazione immediata di risorse e che sono spesso configurabili come garanzie su crediti.

Per comprendere il salto deciso dall’esecutivo, a novembre si parlava di manovra d’aggiustamento di 2.700 miliardi, recuperati dal primo extra-budget con il blocco delle opere pubbliche e delle infrastrutture, in attesa della ripresa a livello globale. Il timore, con la deflazione in agguato, era di evitare il ritorno di una crescita negativa: secondo gli analisti, nella prima metà del 2010 ci sarà una nuova contrazione in mancanza di altri interventi pubblici, dopo la crescita attesa da aprile a dicembre 2009.