Il Giappone non rinuncia al patibolo

Tokio. Quattro condannati a morte per omicidio, di cui due settuagenari, sono stati impiccati lunedì in Giappone, mettendo fine nel giorno di Natale a una moratoria de facto di oltre quindici mesi sulle esecuzioni, in un Paese che resta fermamente favorevole alla pena capitale. Il Natale, festività sacra per i cristiani, è una giornata ordinaria per la grande maggioranza dei giapponesi, di confessione buddista e shintoista. Il Giappone è, insieme agli Stati Uniti, il solo grande Paese industrializzato a non aver abolito la pena capitale. Secondo un sondaggio realizzato nel 2004, più dell'80% dei giapponesi è favorevole alla pena capitale in caso di crimini crudeli. Soltanto il 6% si è detto contrario. L'ultima impiccagione in Giappone risaliva al settembre del 2005, poco prima dell'entrata in carica del ministro della Giustizia Seiken Sugiura, un avvocato contrario alla pena capitale. Il suo successore, Jinen Nagase, ha subito lasciato intendere che le esecuzioni sarebbero riprese. Sia Nagase che il premier Shinzo Abe si sono sempre espressi per la pena di morte. Nagase ha difeso le esecuzioni affermando che il governo non ha alcuna intenzione di abolire la pena capitale e ha ricordato che la stragrande maggioranza della popolazione è in favore della condanna a morte.