Giappone, il premier Abe si dimette in diretta tv

Il primo ministro nipponico si è fatto da parte per il calo della popolarità e perché non è riuscito a far approvare la legge sull'estensione della missione navale in appoggio agli Usa in Afghanistan. Dopo un anno di scandali e gaffe

Tokyo - Il primo ministro giapponese Shinzo Abe, in calo nei sondaggi, ha annunciato oggi le sue dimissioni, nella speranza di facilitare la proroga della missione navale di sostegno alle operazioni a guida Usa in Afghanistan. Il 52enne Abe, considerato un falco, aveva assunto la carica soltanto un anno fa, promettendo di rafforzare il ruolo del Giappone sotto il profilo della sicurezza globale e di perseguire la crescita e le riforme economiche. "Sono determinato oggi a dare le dimissioni", ha detto Abe in una conferenza stampa in diretta televisiva. "Dovremmo cercare di proseguire la missione per combattere il terrorismo sotto un nuovo primo ministro".

Ripercussioni La notizia giunge a sorpresa e ha provocato un calo dello yen e degli indici di Borsa per la preoccupazione sull’incertezza politica. Domenica scorsa Abe aveva avvertito che si sarebbe fatto da parte, se non fosse riuscito a estendere la missione navale giapponese. I partiti di opposizione, che hanno conquistato il controllo della camera alta del Parlamento alle elezioni di luglio e possono ritardare l’approvazione delle leggi, si preparavano a un infuocato dibattito parlamentare sulla questione oggi pomeriggio.

Scandali e gaffe È stata costellata da una lunga serie di scandali e gaffe l’esperienza al governo del premier nipponico Shinzo Abe, dimessosi oggi dalla carica di primo ministro.
Ottobre 2006: il titolare dell’allora ente ministeriale di autodifesa Fumio Kyuma, a pochi giorni dalla nomina, scatena un putiferio diplomatico definendo la cina una «minaccia militare» per il Giappone, proprio alla vigilia di un’importante missione distensiva a Pechino del neo premier Abe.
Dicembre 2006: il ministro delle riforme Genichiro Sata è costretto a dimettersi per una questione di fondi pubblici gestiti illegalmente negli anni novanta da un’organizzazione politica a lui strettamente connessa, che aveva emesso fatture false a carico dello stato per oltre 500mila euro. Nella stessa settimana un’altra figura di spicco del governo, il presidente della commissione fiscale Masaaki Homma, lascia l’incarico dopo essere stato scoperto a convivere con una donna, diversa dalla moglie, in un appartamento nel centro di Tokyo pagato dallo stato.
Gennaio 2007: il ministro della difesa Kyuma definisce "sbagliata" la decisione degli stati uniti di muovere guerra all’Iraq, esternazione che fa temporaneamente sprofondare nel gelo le relazioni diplomatiche tra Usa e Giappone: il vicepresidente americano Dick Cheney, in visita ufficiale nell’arcipelago ad aprile, eviterà appositamente di incontrare Kyuma. Sempre nello stesso mese, arriva l’ennesima tegola sull’immagine del governo Abe a causa di controverse dichiarazioni rilasciate dal ministro della sanità Hakuo Yanagisawa, che in un comizio definisce le donne "macchine per fare figli": l’uscita scatena un coro di polemiche unanimi dal mondo politico e dall’opinione pubblica, che chiedono, invano, le dimissioni del ministro.
Marzo 2007: scoppia lo scandalo delle cosiddette "donne di conforto", prigioniere cinesi e coreane costrette a prostituirsi dalle truppe nipponiche d’occupazione negli anni trenta: negli Stati Uniti il Congresso prepara una risoluzione, poi approvata, che chiama il Giappone a scuse ufficiali, mentre il premier Abe e il ministro degli esteri Taro Aso vengono criticati da più parti per una serie di ritrattazioni ambigue sull’argomento, senza peraltro giungere a una posizione chiara.
Maggio 2007: nuovo fulmine a ciel sereno per la compagine di governo a causa del suicidio del ministro dell’agricoltura Toshikatsu Matsuoka, 62 anni, colpito da una serie di scandali finanziari. Nello stesso mese scoppia la peggiore grana per l’esecutivo guidato da Abe: si scopre che dalla previdenza sociale sono "scomparsi" milioni di contributi per un valore che sfiora i 100 miliardi di yen (oltre 600 milioni di euro): pur essendo un problema causato dalle precedenti amministrazioni, l’opinione pubblica si dimostra inferocita con la classe dirigente e i sondaggi registrano un consenso popolare in caduta libera.
Luglio 2007: il ministro della difesa Kyuma scatena un putiferio definendo "inevitabile" l’olocausto atomico provocato dalle bombe su Hiroshima e Nagasaki nel 1945: immediate le reazioni di protesta del mondo politico e civile, e, dopo iniziali rimostranze, Kyuma è costretto a lasciare l’incarico. Nello stesso mese finiscono nell’occhio del ciclone i ministri degli esteri Aso e dell’agricoltura Akagi: il primo offende con una battuta infelice i malati di Alzheimer, mentre il secondo è costretto a dimettersi per una serie di doppie fatturazioni a spese dello stato.
Settembre 2007: ancora defezioni nella compagine governativa a pochi giorni dal varo del secondo gabinetto Abe, nato da un rimpasto seguito alla pesante sconfitta della maggioranza liberaldemocratica alle elezioni di luglio per il rinnovo del senato: il neo ministro dell’agricoltura Takehiko Endo si dimette per uno scandalo legato a sovvenzioni statali illecitamente ricevute da un’organizzazione a lui legata, mentre il viceministro degli esteri, signora Yukiko Sakamoto, lascia l’incarico per una questione relativa alla gestione dei fondi del proprio collegio elettorale.