Giardini abbandonati e targhe distrutte per ricordare gli eroi

Alle vittime del terrorismo vengono dedicate aree cittadine o lapidi commemorative che nessuno però mantiene in decoro

(...) ha perso la propria vita. Nell’anniversario della strage alla stazione di Bologna - 2 agosto 1980, ottantacinque morti e più di cento feriti- il consiglio regionale della Liguria ha approvato all’unanimità (con la sola eccezione del consigliere di An Gianni Plinio, che non ha partecipato al voto) un ordine del giorno che, esprimendo «cordoglio alle famiglie di tutte le vittime di terrorismo» e condannando «la violenze in tutte le sue forme», chiede «un impegno forte al Governo per porre fine al terrorismo e a tutte le guerre».
Proprio pochi giorni prima dell’approvazione dell’ordine del giorno da parte del consiglio regionale ligure, una dura presa di posizione del sindacato autonomo di polizia penitenziaria, il Sappe, ha però denunciato come nel quartiere genovese di Albaro «a distanza di un mese non sia stata ancora ripristinata la targa posta nell’omonima via intitolata alla memoria dell’appuntato dei carabinieri Antioco Dejana», ucciso dalle Brigate Rosse l’8 giugno del ’76 insieme al collega Giovanni Saponara e al magistrato Francesco Coco.
La mancata sostituzione della targa, devastata da alcuni vandali un mese fa, secondo l’accusa del segretario generale del Sappe Roberto Martinelli, «dimostra che la classe politica genovese, al di là delle frasi di circostanza non appena accadono eventi luttuosi tra le forze dell’ordine e le forze armate, poi non onora come dovrebbe le vittime della criminalità terroristica. E ciò è semplicemente scandaloso».
Una sorte, quella della targa in ricordo dell’appuntato Dejana, che purtroppo è simile a quella dedicata ad Antonino Casu, appuntato dei carabinieri ucciso il 25 gennaio dell’80 insieme al tenente colonnello Emanuele Tuttobene. La targa che ricorda il suo sacrificio, sempre nella zona di Albaro, è stata danneggiata e imbrattata senza mai essere sostituita.
Non se la passano meglio i giardini intitolati a Francesco Coco, a fianco alla questura, che non brillano per pulizia e in alcune ore del giorno si segnalano per frequentazioni per lo meno equivoche. Le aiuole, per lo più trascurate, sono un ricettacolo di rifiuti non raccolti da giorni, preservativi usati e cibo abbandonato dalle gattare. La pavimentazione è dissestata. E su una delle targhe dedicate al magistrato ucciso campeggiano scritte inneggianti al Duce.
Ma come dimostrano le cronache, la scarsa sensibilità nel ricordo dei caduti, e di quelli genovesi in questo caso particolare, può passare anche attraverso le scelte compiute (o, più spesso, non compiute) in materia di toponomastica. E così, tra polemiche simili (anche se di segno politico opposto) a quelle scoppiate dopo il mancato posizionamento di un cippo per Carlo Giuliani in piazza Alimonda, ecco la decisione di non dedicare nessuna via o piazza a Fabrizio Quattrocchi, il bodyguard genovese rapito e poi ucciso in Irak, nonostante i ripetuti appelli rivolti all’amministrazione comunale allora guidata dal sindaco Giuseppe Pericu.
E nella delegazione di Pegli, da tre anni, sono proprio gli associati del circolo genovese di An «La mia terra», ad apporre una targa di plastica che ricorda i caduti italiani di Nassirya: «Il Comune ha deciso l’intitolazione con una delibera nel 2004 - spiega il presidente Domenico Morabito - ma ancora fino allo scorso anno della targa commemorativa non c’era traccia. Per una motivazione politica, naturalmente. E così ogni 12 novembre, la targa l’abbiamo sempre messa noi, deponendogli accanto anche una corona di fiori».
Ci sono anche casi di degrado «cronico», che magari non vengono neppure notati come tali. Ad Aldo Moro, lo statista democristiano ucciso dalle Brigate Rosse, è dedicata ad esempio la strada Sopraelevata. Una via di scorrimento importante per la città quanto citata, soprattutto per i ripetuti incidenti che vi si verificano. E quasi sempre gli schianti mortali avvengono, assicurano i tecnici, per le condizioni di scarsa manutenzione e illuminazione della strada. Anche questo è degrado, nel nome di una vittima del terrorismo. Anche questo fa parte di quel degrado non citato nell’ordine del giorno bipartisan in memoria delle vittime.