Giardini chiusi «conquistati» dai vandali

Giardini del Mirto devastati dai vandali e dalla incuria. Chiusi da mesi, non si sa quando verranno riaperti per i bambini del quartiere.
Inaugurato due anni fa, il bellissimo parco giochi posto alla propaggine di corso De Stefanis lato Staglieno, è diventato con il tempo il quartier generale di alcuni teppisti del rione. I cosiddetti «fuoriusciti» dalla piastra del Bisagno. La «canchita», sede oramai assoluta ed indiscussa delle bande dei sudamericani della zona e non.
Oltre ad usare le panchine come quaderni a cielo aperto dei loro pensierini notturni, e i giochi dei bambini come lavagne su cui scrivere improperi e parolacce di ogni genere contro ragazze, definite di facili costumi, ragazzi e contro «Dio», hanno usato i pannelli per la «libera espressione» per scrivere ogni tipo di «sconceria».
Non esiste nessuno che controlli e quindi questi bulli di quartiere si sentono in diritto di poter dire e fare qualsiasi cosa. Di notte scavalcavano la cancellata e al loro interno organizzavano qualsiasi tipo di festino. «Tanto che al mattino - racconta Ilaria, mamma di una piccolina di due anni - trovavamo sullo scivolo, dove vanno i nostri figli, dei preservativi infilati nei tubi d'acciaio della struttura. Per non parlare di bottiglie di birra e superalcolici, resti di cibo sulle panchine e simili».
Ma oltre alla loro presenza devastante, anche il Comune ci ha messo del suo. Giochi e panchine, a dire delle mamme sono davvero pericolosi per i bambini. Troppo spigolosi e di metallo affilato. «Per non parlare dei tubi dell’elettricità rimasti per un sacco di tempo scoperti - dice Mimmo Morabito, vicepresidente del IV Municipio - proprio in prossimità della fontanella dove vanno a bere i bambini». Così i consiglieri del figlio minore di Tursi di Via Molassana hanno fatto pressione al presidente Agostino Gianelli che intervenga al più presto. Addirittura il presidente della Bassa Valbisagno si è proposto lui ad intervenire per sanare la drammatica situazione.
Intanto, i giardini sono diventati un cantiere. La speranza delle mamme che ogni giorno li occupavano con le carrozzine e i bimbi non ancora in età scolare è sempre quella che riaprano al più presto.