Giardiniere nei Giardini Coco

Roberta Bottino

Sono trascorsi parecchi anni dal giorno in cui un uomo decise di «adottare» i giardini Coco nei pressi della Questura di Genova. Era il 1 maggio del 2000, quando passeggiando proprio all’inizio di corso Aurelio Saffi Michele Gennuso vide quella targa: «Giardini Coco. Procuratore della Repubblica, vittima del terrorismo, medaglia al valor civile 1908-1976». Da quel momento il signor Michele si sentì come investito da l’obbligo di prendersi cura di quei giardini. Le condizioni in cui versava quest’area verde erano disperate. «Sembrava una giungla - dice il signor Gennuso -, da quel lontano maggio del 2000 vengo qui tutti i giorni, appendo le mie cose ad un albero e inizio a lavorare. Taglio l’erba, i rami secchi, pulisco per terra, tolgo anche spazzatura e siringhe abbandonate».
Da solo, con le sue sole forze il «giardiniere fantasma», così ama definirlo chi lo conosce, si dedicò giorno dopo giorno al parco che conduce alla zona di Carignano. Solo sì, perché in tutti questi lunghi anni Michele dice di non aver mai visto l’ombra di un altro giardiniere o responsabile della pulizia dei parchi pubblici. «Un giorno parlai con uno dei “Giardini e Foreste” ora Aster - racconta -. Questo signore mi disse che ci sarebbero volute tante persone come me che tenessero al verde cittadino. Poi, dopo avermi fatto i complimenti si raccomandò di non farmi male e di stare attento alle siringhe». Tutto qui.
Intanto Michele che ora ha la veneranda età di settant’anni, tutti i giorni è sempre tra quei viali a pulire, mentre Aster, il “giardiniere autorizzato” del Comune di Genova, non si vede mai. L’assessore all’ambiente Luca Dallorto ha promosso in questi ultimi mesi un’iniziativa rivolta alla gente con lo scopo di far adottare il verde pubblico. Associazioni o interi quartieri possono prendersi cura dei propri giardini un po’ come dal 2000 sta facendo il signor Michele. I giardini Coco, nonostante si trovino all’ombra della Questura versano nel degrado più completo. Gli unici frequentatori di quei lunghi viali sono pederasti, barboni e tossicodipendenti. Nessuna persona «normale» decide di avventurarsi, neppure durante le ore diurne, in quel parco. «L’anno scorso - racconta il signor Gennuso -, questi individui hanno minacciato anche me. Ma non mi spaventa nulla e nonostante tutto continuo a fare quello che da anni faccio. Un giorno sono andato al Matitone a Sampierdarena e mi è stato dato un documento nel quale mi si autorizzava a fare questa sorta di “volontariato”. Certe volte è difficile tenere da solo tutto il giardino in ordine. Sulle scalette che portano a Carignano c’è di tutto persino escrementi umani. Il problema è che oltre a tutto questo degrado non c’è neppure una fontanella per lavarsi le mani. Il Comune dovrebbe per lo meno installarne una, e magari posizionare un bidone della spazzatura grande per raccogliere tutte le sterpaglie che giorno dopo giorno taglio». In tutti questi anni inoltre il signor Michele si è comprato di tasca propria gli attrezzi da giardinaggio e i vestiti da lavoro. Il giardiniere fantasma è anche alle prese con alberi a cui recentemente dei teppisti hanno dato fuoco e con frasche secche abbandonate nei pressi di un muro che dall’ultima nevicata nessuno è venuto ancora a portare via.
Il consigliere comunale di Alleanza Nazionale Giuseppe Murolo sulla questione dei giardini Coco presenterà al più presto un’interpellanza nella quale chiederà il motivo per cui dei giardini così importanti nel centro cittadino versino in uno scandaloso stato di degrado. «Bisognerebbe ringraziare il signor Michele Gennuso - dice Murolo -, e aiutarlo fornendo un contenitore per la raccolta di foglie, arbusti e altro, e attrezzare il parco con una fontanella. Questa situazione dimostra ancora una volta l’inadempienza del Comune. La cosa più grave è che manca in questo parco la sicurezza, nonostante i pochi metri che distano dalla Questura. Sarebbero necessari più controlli e non solamente un “giardiniere fantasma” che porta da anni sulle spalle da solo il peso di questo parco pubblico».

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