«Il giardino ritrovato», la natura diventa un quadro

La collettiva di pittori del Novecento declina il tema seguendo la suggestione proustiana

«Coglierò per te l’ultima rosa del giardino, la rosa bianca che fiorisce nelle prime nebbie» ha scritto Stefano Crespi nella prefazione del catalogo della mostra «Il giardino ritrovato» alla Galleria Ponte Rosso. Una collettiva di autori del Novecento, con qualche opera del 2007, accompagna una suggestione letteraria, che - non è un caso - è già stata tema di un’importante esposizione nella stessa Galleria nel 1995 introdotta da Orlando Consonni.
Tutto questo viene ricordato da Stefano Crespi nel catalogo, che presenta in copertina «Giardino in primavera» di Ezio Pastorio un olio su tela delicato dai profumi freschi e dai colori tenui di una casa di villeggiatura sotto il solo cocente, mentre nel salone d’ingresso spicca «Oleandro fiorito» del 1973 di Carlo Dalla Zorzo. «Rispetto all’orizzonte vertiginoso dei linguaggi, il titolo è apparentemente eccentrico... ma persino nella nostra vita quotidiana l’aspetto simbolico del tema finisce intimamente per corrispondere ai misteri elegiaci del tempo, della durée, della memoria che vivono, sopravvivono nell’orizzonte umano» spiega Crespi.
Nella natura poetica de «Il giardino ritrovato» di Proust proviamo la sensazione che la nostra mente invece di schiudersi si apra, ricordando incidenti mediocri, libri e diari scritti in giardino, sogni... Insomma ci apriamo all’immaginazione perché il «giardino è l’esenzione da ogni relazione». I biancospini sulla chiesa di Saint-Hilaire, le ninfee e le merende sulla riva del fiume grazie a questi quadri tornano a essere cose vive che conservano il loro sapore e i loro segreti. Davanti a questa mostra ricca di suggestioni, dove ritroviamo anche la lezione pittorica chiarista, cogliamo nuove espressività specie nelle «Peonie» di Cristoforo De Amicis o nelle «Ortensie nello studio» di Silvio Consadori, ma anche nella stravagante tavolozza di Anchille Perelli Cippo «Fiori di campo».
«Dodici rose a Milano» di Vittorio Emanuele si può dire che sia una natura morta con paesaggio moderno di grande raffinatezza e provocazione, come lo sono le visioni di Pastorio, Santucci, Novello, Tallone, Vellani Marchi, Morelli. Un esperimento tanto amato anche da Giovanni Testori, Francesco Fedeli e dalla bravissima Letizia Fornasieri che insieme a Chiara Luraghi interpretano al femminile un mondo di voluttà. Originali anche i fiori di Gino Moro e quelli di Leonardo Spreafico, ma il giardino più bello, quello che più incanta il visitatore è quello di Giuseppe Novello dai verdi ai blu fino ai viola accesi colti con un quadro fotografico. Anche Umberto Lilloni di fiori ne aveva dipinti tanti; traeva la sua ispirazione dal suo bel giardino o dalle colline sul lago maggiore nei pressi di Caldè, Laveno. Il suo studio di Milano di piazzale Cadorna ne era pieno.
Galleria Ponte Rosso
via Brera 2 02/86461053
fino al 30 giugno
Chiuso il lunedì.