Gibson: racconterò la fine brutale della civiltà Maya

Silvia Kramar

da New York

Hollywood si aspettava da lui un altro film religioso; si era persino parlato di una pellicola sul miracolo di Fatima, visto che Mel Gibson aveva trascorso un intero pomeriggio a intervistare la suora portoghese che da bambina era stata testimone delle apparizioni della Vergine. Ma il regista più discusso del cinema americano, l’attore che aveva trascorso anni a interpretare action movie pieni di ironia e di violenza prima di dedicarsi alla Passione di Cristo, è riuscito anche stavolta a stupire tutti. Lo ha fatto annunciando in una conferenza stampa a Veracruz, nello Yucatan, in Messico, di aver finalmente deciso quale sarà la sua prossima avventura per il grande schermo.
Della Passione, il film che l’anno scorso aveva incassato la cifra record di seicento milioni di dollari e aveva avviato uno dei più scottanti dibattiti religiosi, qualcosa è rimasto: un titolo biblico, Apocalypto, ma non, come pensavano in molti, dedicato al ritorno del Messia, bensì sulla scomparsa, ancor oggi misteriosa, della civiltà dei Maya. Il nuovo film del quarantanovenne regista americano sarà difatti ambientato nel mondo dei Maya, che seicento anni fa non aveva ancora conosciuto la violenza, la crudeltà e il furore distruttivo dei conquistadores spagnoli.
Le riprese cominceranno fra tre settimane. Il film verrà girato per cinque mesi nella giungla e per altri tre in un set di rovine antiche costruite interamente per il cast di Apocalypto alle spalle di Veracruz, anche questa pellicola come quella sulla crocefissione adotterà una lingua ormai scomparsa. Se il Cristo di Mel Gibson parlava aramaico, i Maya parleranno il dialetto Yucateco, una lingua che solo gli studiosi di quella misteriosa civiltà e gli archeologi che ancor oggi ne ricercano le opere maneggiano con disinvoltura. Ma c’è un altro legame con il kolossal sulla Passione: se sul set italiano Gibson aveva fatto incetta di comparse romane per vestirle da centurioni, per Apocalypto vi saranno solo attori reclutati da Città del Messico, dalla giungla e qualche attore indiano americano, meticcio e di sangue misto. La protagonista del film sarà inoltre una giovane - e bellissima - ragazza di Veracruz, destinata con ogni probabilità a diventare una nuova star.
«È la storia di un uomo, di sua moglie, del figlio, del padre e della sua piccola comunità» ha spiegato Gibson alla stampa, rimanendo volutamente nel vago sui dettagli della sceneggiatura, aggiungendo soltanto: «Come La passione, anche questo film avrà proporzioni mitiche, sarà insomma un kolossal, perfetto per me che sono un grande megalomane». E a proposito di mania di grandezza, ha aggiunto: «Se recitassi in questo film avrei solo da perdere. Invece dirigere secondo me è molto più divertente. Ho recitato sul set per trent’anni, credo che sia giunta l’ora di smettere per dedicarmi unicamente alla regia».
Come nella Passione, anche in questo film d’avventure il sangue scorrerà copioso; ma stavolta non avrà significati reconditi di redenzione e di perdono; servirà invece a dimostrare la violenza di quel mondo antico. La Disney ha investito duecento milioni in questo megaprogetto ambientato in una civiltà scomparsa lasciando dietro di sé geroglifici e rovine che paiono contenere segreti su altri mondi futuri. «Quella civiltà scomparsa è ancora velata di mille segreti - dice Gibson - ma non intendo esplorarla a fondo. La userò solo come scenario per la mia storia».