Il gigante asiatico in tanti libri

Mai come ora la Cina è stata tanto vicina. Fu profeta Enrico Emanuelli, uno dei nostri più bravi inviati speciali, che si recò tra i primi a Pechino negli anni ’50 e pubblicò da Mondadori nel 1957 un reportage premonitore, La Cina è vicina appunto. Lo conobbi al Corriere negli anni ’60, dov’ero anch’io come inviato. Un pomeriggio del 1966 ci incontrammo in via Brera. In Cina era in corso la Rivoluzione culturale, che Mao Tse Tung, ormai settantenne, manovrò abilmente e cinicamente schierandosi con gli studenti, le «guardie rosse», mettendo sotto accusa i vertici del partito per «imborghesimento». Mi son rimaste impresse due sue frasi, una all’inizio della nostra conversazione - «vedrai, tra non pochi anni la Cina ci sarà davvero molto vicina e ci darà problemi» - e l’ultima pronunciata alla fine: «Sarebbe bello - disse - andare a vedere». E invece l’anno dopo, nel 1967, Emanuelli morì.
In tutti questi anni mi è capitato di incontrare colleghi giornalisti che sono stati in Cina, da Virgilio Lilli, che vi fu per un intero anno, nel 1948, e seguì la guerra fra l’Armata rossa e il Kuomintang fondato nel 1912 da Sun Yat Sen e poi guidato da Chang Kai Shek (bellissimo il suo libro Dentro la Cina rossa, Mondadori, 1961); ad Alberto Cavallari, di cui Garzanti ha stampato nel 1976 due esemplari reportage, Una lettera da Pechino e La Cina dell’ultimo Mao; a Goffredo Parise, lo scrittore de Il prete bello, che per il Corriere andò anche lui a Pechino e scrisse Cara Cina (1966). Quando ero a Il Tempo di Roma ebbi modo di conoscere Curzio Malaparte, del quale seguii le traversie del suo viaggio in Cina da dove tornò malato per morire nel 1957. Fu Renato Angiolillo, il mio primo direttore, che di Malaparte era amico e lo assistette fino alla morte, a raccontarmi alcuni episodi del soggiorno dell’autore di Kaputt a Pechino.
Le mie letture sulla Cina sono state molte, dai romanzi di Pearl Buck (famoso La buona terra), premio Nobel 1938, a Stella rossa sulla Cina di Edgar Snow, il grande reporter americano che ebbe contatti diretti con Mao durante la Lunga Marcia e ne fu affascinato, fino a Un diplomatico sorridente di Daniele Varè, ambasciatore italiano, che fu in Cina per molti anni. Ci fu un tempo in cui, dovendo scrivere un articolo per una rivista, feci ricerche bibliografiche e mi imbattei negli scritti di Sandro Sandri, un giornalista che andò in Cina negli anni ’30.
In questa rapida rassegna di letture utili per una buona conoscenza della Cina per chi vi si reca o per turismo o per affari, mi restano da segnalare due ultime opere di giornalisti: Il secolo cinese (Mondadori) di Federico Rampini, corrispondente di Repubblica da Pechino, e gli scritti di Fernando Mezzetti, Dietro la Grande Muraglia (Valentina Editore), di avvincente lettura e rigore storiografico, magistralmente divulgativo e magnificamente illustrato con foto originali, che fu preceduto nel 1995 da un libro edito da Longanesi, Da Mao a Deng - La trasformazione della Cina.
Mezzetti fu inviato per il Giornale a Pechino da Indro Montanelli, che del giovane cronista aveva grande stima. Fu in Cina per più di tre anni, dal 1980 al 1983, e di quel Paese studiò con passione storia, costumi, economia e politica. I suoi scritti sono tra i più documentati e penetranti sulla Cina moderna: il suo ritratto di Deng, rivale di Mao e modernizzatore della Cina, è tra gli scritti più acuti sul personaggio. Nel suo soggiorno cinese Mezzetti, tra l’altro, ha avuto modo di conoscere molti intellettuali, il che gli ha permesso di analizzare a fondo la realtà cinese. Ha intervistato e frequentato, per esempio, la scrittrice Ding Ling, per la quale si dice che Mao avesse un debole, ma che poi fu perseguitata e inviata al confino nel 1957, a «rieducarsi» tra i contadini.