Gilardino, un bravo ragazzo che fa a pugni solo col destino

Vallettopoli e la fortuna che spesso gli volta le spalle. In mezzo, gol belli e occasioni sprecate: la punta del Milan è in un momento delicato

Elogio di un bravo ragazzo che deve a questa sua condizione, una sorta di difetto mortale dentro una gioventù piena di bullismo e di altre esagerazioni, i tormenti e i buchi neri vissuti nella promettente carriera. Il bravo ragazzo in questione si chiama Alberto Gilardino, è piemontese di Biella, la sua è una famiglia all’antica, quelle di una volta, papà e mamma molto presenti, quasi una scorta psicologica per il giovanotto nel frattempo passato dalla provincia di Parma al Milan e perciò al grande calcio metropolitano. Alberto Gilardino è proprio un bravo ragazzo, nella vita privata e quando lavora, da centravanti del Milan e della Nazionale. Anzi, per questa vocazione, si ritrova invischiato nella vicenda vallettopoli chè un altro - tipo Gattuso o Vieri - ne sarebbe uscito con una «pizza» in faccia al portatore del patto scellerato, soldi in cambio delle foto innocue di un Gilardino «pizzicato» mentre esce da una discoteca milanese, abbracciato a un’amica, che non è la sua fidanzata ufficiale. Il papà di Gilardino pagò e pensate, quel bravo ragazzo di Alberto, rimase anche in contatto telefonico con Corona che, intercettazioni alla mano, gli faceva i complimenti per un bel gol e lo invitava a trascorrere insieme qualche serata.
Anche sul campo di calcio, Alberto Gilardino è un bravo ragazzo sotto ogni punto di vista. Mai una polemica, mai un comportamento fuori dal bon ton, mai una protesta per una esclusione immeritata, tipo quella di Bari, con la Nazionale di Donadoni. Così nel Milan dove l’arrivo di Ronaldo gli ha tolto un po’ di spazio, in campionato, e non gli ha giovato certo a cementare la sicurezza di cui ha un disperato bisogno. Quando Gilardino lascia a briglia sciolte il proprio istinto, beh il risultato è sotto gli occhi di tutti. Riesce a firmare gol importanti e complicati, tipo quelli di Firenze e di Roma, entrambi decisivi per mettere il Milan al riparo di sconfitte pericolose, conquistando altrettanti pareggi. Se invece Gilardino deve guardare in faccia la responsabilità del gol, allora si lascia assalire dall’emotività ed è capace di errori incredibili, tipo il rigore contro il Toro, tipo quello di sabato sera contro la Roma.
È un bravo ragazzo incapace di addomesticare il destino. In Nazionale come in Champions andò così. Al mondiale contro gli Stati Uniti segnò il primo gol e non servì a vincere, sfiorò il bersaglio contro la Germania in semifinale pizzicando il palo come gli era successo col Barça. «I torti della fortuna non esistono, prima o poi i conti tornano» la frase galleggia nella testa di questo ragazzo dal sorriso spento che non riesce a godersi niente, a sfondare decisamente. «Dedico a me stesso il gol di Roma» manda a dire e non si nasconde dinanzi all’errore, per quel cioccolatino servitogli da Kakà dinanzi alla porta spalancata e spedito fuori. «Ho incrociato troppo il tiro» si duole senza nascondersi dietro un dito. È finito sotto accusa per un paio di scivoloni in area, gli han dato del simulatore e invece si tratta anche qui di uno che non riesce a farsi furbo, a comportarsi da «bastardo» come gli suggerì inutilmente Morfeo che pure lo conosce bene, conosce il centravanti e anche il bravo ragazzo, per averlo frequentato a Parma.
Il bravo ragazzo Gilardino, a questo punto, non farebbe una piega se domani sera dovesse cominciare dalla panchina, come sembra orientato Ancelotti in queste ore dopo aver saputo dei recuperi di Jankulovski e Ambrosini e aver appreso dell’affaticamento di Nesta così da mettere a rischio la sua presenza in campo martedì sera. A Berlusconi, il presidente, piacerebbe la coppia Gilardino-Inzaghi, al tecnico Kakà più Pippo perchè la difesa tedesca è ben piazzata fisicamente e può essere sorpresa palla a terra, non certo provvedendo alla bisogna con i cross. È un bravo ragazzo, Gilardino e pensa sempre che non debba essere considerato un difetto.