Gilardino non decolla

G ilardino e Shevchenko rispondono a Del Piero. Così il Milan resta in quota, risalendo a -5. Eppure la sua prova non riempie gli occhi né di calcio, né di grande potenza come l’1-0 juventino di sabato sera. Sempre blando il suo ritmo, sempre scontato il suo schema bamboleggiante. È il Cagliari a sgonfiarsi, come il Livorno a San Siro. Gilardino non decolla, delude Rui Costa. Incredibile, ma vero: Serginho fa progressi da terzino.
C’è bisogno di altro, molto altro per mettere sotto pressione la Juventus di cemento armato, restituita all’anticipo da una prodezza balistica di Del Piero, lucidato a puntino dalla Nazionale. Se anche Alex recupera la mira dei giorni migliori, diventa complicato immaginare una flessione della prima della classe che viaggia ad andatura da record senza contare su Vieira, con Trezeguet in panchina e Buffon sempre in corsia. Nella scia della Juve settebellezze, di giorno, sembrano resistere solo Inter e Udinese e questo dato contribuisce a dividere in tre tronconi il campionato, già scavato nel passato da una grande differenza tecnica ed economica. C’è già un abisso dopo sette turni.
Chi volesse opporsi a un ridimensionamento dell’affollamento (da 20 a 18 squadre) rifletta su questi numeri e sulla povertà di qualche spettacolo. Fiorentina, Palermo e Samp che pure han preso a coltivare ambizioni legittime e profuso investimenti importanti, non sono ancora in grado di reggere il ritmo infernale di Capello e dei suoi boys. Specie se Toni si lascia respingere dalle prodezze di Peruzzi, e Del Neri si lascia stregare dai suoi ex allievi del Chievo.
I cinque squilli di tromba dell’Inter a San Siro contro il Livorno raccontano degli umori di Appiano oltre che della fragilità palese della squadra di Donadoni. Partita chiusa dopo venti minuti: chi si diverte più se non c’è quasi mai partita? Forse fa specie l’andamento dell’Udinese, micidiale in contropiede a Siena e a caccia di una qualificazione clamorosa in Champions league. Di sicuro fa rumore il tonfo della Roma che è un clamoroso naufragio del progetto tecnico di Spalletti. Non segna più, pur disponendo di Totti, e il gioco, senza un architetto affidabile, è una delusione unica. Pizarro serviva più ai giallorossi che alla squadra di Mancini dove Veron ha un’altra marcia. Il derby di domenica all’Olimpico può diventare una sentenza per il tecnico toscano.