Gilardino ritrova la testa ma alla fine è rabbia viola

Una doppietta dell’attaccante lancia la squadra di Prandelli. Poi il gol con Zauri a terra dà il via alla rimonta

Lione - Sembrava cosa fatta. Ci aveva pensato l’infallibile testone di Alberto Gilardino nei primi 45 minuti di gioco: due palloni toccati e due gol, sinonimo di una ritrovata condizione mentale e fisica. Un’illusione durata però il tempo di accorgersi che la Champions è cosa diversa dal campionato italiano, dove l’inesperienza si paga e dove anche ogni minimo errore può riaprire una partita apparentemente chiusa. Ed è quanto successo ieri sera alla Fiorentina, ancora troppo acerba sul piano della tenuta fisica e mentale, inchiodata da due ingenuità difensive nel giro di una manciata di minuti. È questo il dazio che i viola pagano al loro ritorno in Europa, dove solamente Mutu, Gilardino e Zauri possono vantare gettoni europei, e con il quale dovranno far di conto anche nelle restanti cinque partite: ancor prima che sul piano del gioco, le partite andranno chiuse sul piano mentale. Il rischio è di ripetere l’ultimo quarto d’ora di Lione: una punizione che la squadra di Prandelli non sembra meritare.

Nel pre-gara Prandelli opta per un discreto turn-over, cambia 4 titolari, dimentica per una sera il 4-3-3 e disegna un inedito rombo di centrocampo, chiave vincente della partita per ottanta minuti: Felipe Melo vertice basso, Almiron e Montolivo sulle ali e Kuzmanovic a supporto delle due punte Mutu e Gilardino.

La Fiorentina dunque riassapora il clima Champions, ma l’avvio rischia di essere traumatico. Bodmer sugli sviluppi di un calcio d’angolo colpisce la traversa: nel ping pong che ne consegue, né Benzema né Fred trovano la lucidità per battere a rete. È un flipper che sveglia i viola, dove Montolivo si adopera in un oscuro ma essenziale lavoro di copertura su Juninho e Makoun, dove Mutu e Gilardino si dannano l’anima alla ricerca di palloni giocabili ma dove Almiron fatica a prendere il giusto ritmo della gara così come Zauri. Se però, dall’altra parte della barricata si può contare su una coppia difensiva in versione «un’estate al mare», l’1 a 0 è cosa fatta. Boumsong, memore del suo disastroso passato in bianconero, regala palla ai viola, Zauri scodella per Gilardino che, dimenticato da Bodmer, approfitta di un’uscita in terra di nessuno di Lloris per portare in vantaggio i viola. Un infortunio per il portierino del Lione, a lungo corteggiato quest’estate anche dal Milan, proprio sotto gli occhi del ct della Francia Raymond Domenech, sugli spalti dello Stade de Gerland per gustarsi la sfida nella sfida tra i due numeri uno francesi: alla fine vincerà Frey ai punti, anche se Lloris sarà miracoloso sul missile da 35 metri di Almiron e nel vis-à-vis contro Mutu. Serve però tutto il cinismo viola per trovare il gol del raddoppio: Mutu confeziona dalla destra, Gilardino salta sopra tutti e inchioda Lloris a tre minuti dalla fine del primo tempo.

La ripresa è di quelle che non ti aspetti. Il Lione torna in campo sulle gambe, privo della forza offensiva dei primi 45 minuti, ma riesce a rientrare in gara al 28’, sfruttando un’ingenuità dei viola che con Zauri a terra colpito duro da Benzema nel cuore dell’area, si fermano, permettendo a Piquionne di accorciare le distanze. Il Lione si sveglia, mette i brividi con Juninho e Toulalan, e alla fine pareggia con Benzema, con i viola ancora spettatori non paganti. Poteva essere una vittoria, è finita in parità. Ma i demeriti viola sono più dei meriti del Lione.